Particolare attenzione sta continuando a suscitare il libro "Le parole che avrei voluto dirvi-Dal Vesuviano una storia vera, una vita vissuta": una testimonianza che non lascia indifferenti, con il racconto-verità sul cammino di Maria Filosa, espresso con l'apporto, e in un certo senso l'interpretazione, dell'insegnante e giornalista Antonella Ricciardi. Edito con Vozza editore nel 2025, vede al centro la struggente biografia di Maria Filosa giovane donna, segnata da profondi tragici lutti: dalla perdita nell'infanzia della madre, Elda Terracciano, vittima di femminicidio, ad altre drammatiche prove nell'età adulta, tra cui la morte del primo marito, ucciso in un contesto in cui faide di camorra seminavano anche vittime innocenti... Addirittura, caduta innocente in quegli anni era stata la piccola Valentina Terracciano, cuginetta di Maria. La stessa Maria Filosa aveva spiegato quanto la sua testimonianza fosse una prova della capacità di resilienza, in cui il dolore si trasformava in forza attiva, attraverso la riscoperta della fede el'impegno nel sociale: una rinascita che è anche un modo per onorare le vittime. Un impegno così intenso da auspicare il ravvedimento di chi ha privato della vita la sua stessa madre, il patrigno Carlo Filosa. Già il 14 marzo 2026 il libro era stato premiato nel corso del premio Leopardi, ad Aversa, ricevendo le medaglie del concorso per le autrici (oltre ad essere stato occasione di un Oscar aggiornato alla carriera per Antonella Ricciardi). Molto significativa, al riguardo, una riflessione della studiosa Annamaria Valletta, psicologa ed insegnante di Scienze Umane al Liceo “Pizzi” di Capua, particolarmente competente e sensibile su questioni sociali, riguardo il libro, del quale analizza soprattutto alcuni passaggi. Questo un commento recensivo, appunto, di Annamaria Valletta su: "Maria Filosa, che nasce per caso, nel suo posto, dei suoi genitori, e che pregiudizialmente può essere inserita nel fascio di erba, e che invece si differenzia e prende le distanze dalla malavita e fa della sua vita un dono di solidarietà per chi è in pericolo. Un esempio come dal "letame" nascono fiori, che generosamente dispensano il loro amore in ogni dove".
Un elogio, quello di Annamaria Valletta, all'impegno solidale, volontaristico, della testimonianza di Maria Filosa, la cui vicenda sconfigge i pregiudizi che generalizzano ingiustamente sui legami familiari; davvero non a caso viene citato un verso da un cantautore particolarmente al servizio degli ultimi, Fabrizio De Andrè, che nella canzone "Via del campo" aveva espresso questo concetto che richiama la poesia; anche nella vicenda di Maria Filosa, nel suo onorare la madre poco più che bambina che si era opposta ai soprusi, emerge quanto il "letame", nella metafora, delle violenze, possa essere superato da un coraggio più grande. Nel riportare ed interpretare la vicenda, la stessa Antonella Ricciardi rimarcava quanto dagli abusi possa nascere il non arrendersi a questi, ma la capacità di superarli: una forza che non si sapeva di avere, e che appunto può far germogliare i fiori del bene, di cui l'impegno di Maria Filosa è emblema, da conoscere e valorizzare sempre più. Da Redazione


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