Teano - Una “Guida didattica” ricorda Palazzo Caracciolo, la dimora del Re e il Conte Gennaro Caracciolo quindicenne
(Paolo Mesolella) TEANO Un libro sicuramente da ripubblicare. Oggi che ricordiamo lo Storico Incontro di Teano, mi è capitato tra le mani un’ interessante “Guida didattica Itinerario Garibaldino: L’Incontro di Teano”. La guida è stata pubblicata ventidue anni fa dall’Assessorato al Turismo di Teano a cura dei volontari del Servizio Civile, nell’ambito del progetto “Percorrere Teano tra natura e storia” elaborato da un vivace gruppo di ricerca costituito da Diego Lacetera, Fulvia Vigliano, Giovanna Passaretti e Grazia Tridente nell’ottobre 2005. Una Guida nata per non dimenticare. Un’agile “Guida didattica, un itinerario garibaldino da far leggere a tutti gli studenti delle scuole secondarie sidicine. E non solo a loro. Dopo lo storico incontro, avvenuto verso le otto di mattina del 26 ottobre 1860 nelle vicinanze di Borgonuovo, Vittorio Emanuele sostò alcuni giorni a Teano nel Palazzo Caracciolo e ripartì alla volta di Napoli la mattina del 29 ottobre. Dalla lapide esposta nell’androne del palazzo si apprende che il giorno precedente l’incontro, don Giuseppe Caracciolo, Marchese di S. Agapito, aveva ospitato i giovani fratelli del Re Francesco di Borbone: don Luigi Conte di Trani e don Alfonso conte di Caserta che alle due di notte ripartirono alla volta di Gaeta. Ciò nonostante il Marchese Caracciolo, qualche ora dopo ospitò i Savoia. Ieri abbiamo parlato della grande cucina che aveva il Palazzo Caracciolo, in seguito minata dai Tedeschi con lo stesso palazzo il 6 ottobre 1943. Oggi ci soffermiamo su Palazzo Caracciolo, casa dei Conti di Sant’Agapito, dove ha dimorato il Re Vittorio Emanuele II quando è arrivato a Teano quel 26 ottobre del 1860. Il Conte Gennaro Caracciolo di Santagapito e principe di Pettoranello, allora aveva quindi anni e nelle sue memorie racconta che verso le sette di sera arrivò l’avviso che S. M. stava per arrivare. I guardiani e i servitori della casa furono disposti in due file lungo il cortile del palazzo, muniti di una torcia a vento . Il Conte e il padre aspettarono al portone di ingresso, mentre la Marchesa (la madre) aspettava allo scalone del palazzo, all’ingresso dell’appartamento. Il Re arrivò poco dopo a cavallo, accompagnato dal suo aiutante in capo e dalla scorta. Il Re ed il suo seguito entrarono nell’atrio del palazzo e si avviarono verso lo scalone. Qui il Marchese presentò la moglie al Re che lo guidò verso la camera. E a lei il Re “volle assolutamente dare la precedenza”. La Marchesa accompagnò il Re fin nella camera a lui destinata e qui si trattenne con il seguito mezzora. Quando si congedarono, il Conte Gennaro restò con due guardiani fuori la stanza del Re a parlare del funzionamento del loro moschetto. La Domenica del 29 ottobre, prima di lasciare Palazzo Caracciolo e Teano, il Re ascoltò la Messa nel Duomo di Teano, “stando quasi sempre inginocchiato”. Dopo la Messa, uscito dalla Chiesa, il Re si congedò con il Marchese e a cavallo partì alla volta di Gaeta. Sulla facciata del palazzo c’è ancora una lapide in marmo che ricorda quei giorni. Ma le stanze dove soggiornò il Re Vittorio Emanuele II con i suoi, sono state distrutte dai bombardamenti tedeschi nel ’43. Negli stessi giorni in cui fu distrutto il Duomo, oggi ricostruito su progetto dell’architetto Pane.



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