Sparanise. L’aula magna del Foscolo intitolata a Padre Angelo Guttoriello, 51 anni Missionario in Burundi
(di Paolo Mesolella) SPARANISE Questa mattina del 16 ottobre 2026, alle ore 11.30, con lo scoprimento di una targa di marmo, l’aula magna della sede Foscolo di Sparanise è stata ufficialmente intitolata alla memoria di Padre Angelo Guttoriello, Missionario saveriano per oltre 50 anni in Burundi. L’evento, molto sentito, ha visto la presenza del parroco di Sparanise, don Liberato Laurenza, del fratello e della cognata di padre Angelo, del Preside Mesolella e delle professoresse Floriana Frezza e Maria Giovanna Fusco che hanno ricordato la figura di padre Angelo, prima come educatore del gruppo parrocchiale sparanisano e poi come sacerdote e missionario saveriano in Burundi per tanti anni fino alla morte avvenuta 5 anni fa, dopo una vita spesa completamente al servizio dei poveri. La decisione era stata presa all’unanimità dal Collegio dei Docenti e dal Consiglio di Istituto del Foscolo, nel mese di maggio 2026, in occasione del quinto anniversario della morte avvenuta a Bujumbura il 5 maggio 2021. Padre Angelo amava i giovani di Sparanise e gli studenti del Foscolo che incontrava ogni volta che ritornava in Italia. Il suo impegno per il Burundi è durato cinquant’anni ed è stato svolto sempre con discrezione, gioia ed umiltà. Un servizio difficilissimo, quello del missionario, svolto con l’entusiasmo di un bambino fino alla fine, quando la malattia lo ha colto all’improvviso. Fondò la sua prima missione a Gasura, un angolo sperduto del Burundi, senza ospedali, senza medici, senza alcuna assistenza sanitaria. A Gazura la gente soffre la carestia per mancanza di piogge e i bambini muoiono, perché non riescono a nascere. A Gazura il 95 per cento della gente vive in capanne di fango coperte da foglie e mangia fagioli, granoturco e banane alimentari. Non c’è igiene a Gazura, né scuola e si muore di malnutrizione e di malaria. Non esiste un ospedale in tutta la città e i villaggi vicini. Non c’è un medico per 90 mila abitanti, ma solo due infermiere volontarie, che svolgono funzioni dei medici in prima linea. In tutta la Missione c’è una sola scuola media con 40 ragazzi. L’80 % della popolazione è analfabeta, il 20 % arriva alle elementari e solo i più fortunati frequentano le scuole dei Padri missionari Saveriani: 5 anni, due lezioni alla settimana, cento bambini per classe e, alla fine, riescono solo a leggere, a scrivere e fare qualche conto, nella loro lingua, il Kirundi.
Padre Angelo Guttoriello è stato in Burundi 51 anni: partì da Sparanise il 29 agosto del 1970, aveva 28 anni. In terra di Missione ha costruito un padiglione per l’assistenza al parto delle donne in gravidanza ed un ambulatorio, perché a Gazura le donne e i bambini muoiono a causa dei parti difficili, per la malaria, la malnutrizione e per l’Aids. Padre Angelo, nella missione di Gazura viveva con un altro missionario saveriano: padre Ignazio, messicano. Una missione di 90 mila abitanti, dei quali solo 20 mila sono battezzati e sparsi tra la chiesa centrale e nove “succursali”, lontane tra loro anche 20 chilometri di distanza. La sua prima destinazione fu Rutoru nel sud del Burundi e vi rimase un anno. Poi andò a Rumeza per altri quattro anni, finché non si trasferì nel Nord a Gisanze dov’è rimasto per altri 16 anni. Infine è venuto il momento di fondare una nuova missione a Gazura, ai confini con il Ruanda e la Tanzania. Una zona desolata dove la stagione secca da fine maggio a ottobre, brucia il terreno e arroventa le poche stradine; dove la mancanza di pioggia porta la carestia e le mamme bambine hanno dieci figli e possono morire dissanguate durante il parto. “Per portare un malato al vicino ospedale distante 50 chilometri, spiegava Padre Angelo, bisogna salire e scendere dalla collina. E ci volevano anche dieci persone che a turno, a piedi, portavano il malato. Per questo i missionari hanno costruito un piccolo ospedale. Il dispensario che apre alle 7.30 del mattino: è una sorte di Pronto Soccorso per le gestanti ed ospita venti persone al giorno per la cura delle malattie infettive come la malaria, la tubercolosi, l’aids. Poi ha avviato un Centro Nutrizionale per bambini denutriti, una Maternità, un laboratorio per le medicine e i campi di calcio, di basket e di pallavolo.
Le case - capanne
Le case, spiegava, sono capanne fatte con foglie di banane. Quando piove, ci piove dentro. Perciò noi missionari, d’estate, costruiamo per loro piccole casette di mattoni di fango che possono durare anche otto anni; non di più perché vengono distrutte dalle piogge. Il Comune ci dà dei tronchi d’albero, le tegole di argilla, invece, la porta e le finestre in legno ce le mettiamo noi missionari.
Le chiese e i mille battezzati
Anche le chiese, grazie ai missionari, sono aumentate: da una sola, sono diventate dieci. La Chiesa Madre, costruita con pietre di mattoni e fango, può contenere 1500 persone. I cristiani battezzati sono il 67% della popolazione e considerano il battesimo come la festa più importante della loro vita. Padre Angelo in questi anni ha battezzato più di 26 mila nuovi cristiani. “Ogni anno – spiegava- vi sono 700 battesimi di adulti e mille battesimi di bambini. E portiamo in processione la Madonna della Pace, percorrendo anche dieci chilometri di strada a piedi per portarla dal santuario di Bonero nella nuova chiesa di Rugeri. Di chiese ne abbiamo costruite cinque sulle colline (a Burarana, a Rugheri, a Gahe, Butsimba e Mutoyi) e altre cinque le abbiamo aperte nelle succursali di Vumbi, Kabuye, Ngere, Kiziba e Cendayura.
“L’ultima chiesa, quella di Mutoyi, doceva, l’ha dedicata alla Madonna di Guadalupe.
Ha un’architettura circolare ed è stata progettata e costruita da noi missionari: da
Padre Ignazio (il padre era costruttore, muratore e geometra) e da me. Una bella chiesa rotonda.
Noi siamo stati gli ingegneri, i capi cantiere e ne abbiamo curato la sicurezza con funi e ferro.
Ai poveri non dobbiamo dare i nostri scarti. Perciò è giusto che anche la loro chiesa sia bella”. La media della vita umana, spiegava padre Angelo, in Burundi è di 39 anni mentre in Italia supera gli ottanta anni. E’ meno della metà. Perciò le persone, (perlopiù donne), dopo i 40 anni sono difficili da trovare Ogni donna ha in media 11-12 parti. Per cui quando i loro bambini non muoiono durante la nascita spesso hanno bisogno del nostro Centro Nutrizionale per essere nutriti. E qui trovano bevande di sorgo , latte in polvere, fagioli, riso , soia. Il loro cibo è la patata, la manioca, la banana. Cucinano in maniera semplice e povera. Hanno una sola pentola, non hanno posate né piatti . Tirano tutto con la cannuccia nella stessa scodella. Per loro la bibita dà un senso di comunione, di comunità. Spesso verso le cinque di pomeriggio esco dalla Missione e vado nelle loro capanne: li trovo a sbucciare i fagioli o le patate. Mettono tre pietre una accanto all’altra, sopra ci mettono una pentola e poi ognuno prende le patate o i fagioli con le mano. Non ci sono tre pasti o varie portate come da noi, ma solo un pasto la sera. Generalmente mangiano fagioli, patate o banane alimentari. Il sorgo per i bambini. Il loro condimento è il sale. L’olio di palma infatti, è un lusso e non tutti possono permetterselo. Il fagiolo è la carne dei poveri. L’acqua poi non è potabile e, prima di bere, debbono bollirla e filtrarla. Le loro case sono capanne, pagliai fatti con foglie di banane. Quando piove, ci piove dentro. Una volta che pioveva mi invitarono ad entrare dentro una capanna per non bagnarmi: “Vieni padre, mettiti qui, mi dissero, ma ci pioveva dentro. Quando piove, piove sia fuori che dentro le loro capanne. Perciò ogni anno d’estate cerchiamo di costruire per loro piccole casette di mattoni di fango che possono durare anche otto anni, perché vengono disfatte dalle piogge.
L’ ospedale e la Maternità La necessità di un ospedale è nata perché queste donne dovevano fare 50 chilometri a piedi o dietro una bicicletta per trovare un medico o una maternità. Il nostro obiettivo era quindi quello di far nascere i loro bambini in un modo più decente e sicuro. L’ospedale è piccolo rispetto alle necessità del luogo. Può ospitare fino a 20 persone, parte sui letti e parte per terra. Esso infatti è costituito da quattro camere con due letti ciascuna, ma considerando che i malati sono tanti, spesso vengono sistemati anche per terra su delle stuoie o coperte. Spesso vengono poste quattro donne insieme su due letti affiancati. Il dispensario invece apre alle 7.30 del mattino ed è una sorte di Pronto soccorso per le gestanti. Ospita mediamente quindici persone al giorno. Vi si possono fare le analisi per le malattie (soprattutto per la malaria ed altre malattie infettive) ed il test per l’AIDS. Quest’ultima infatti è una malattia abbastanza diffusa tra i soldati che ne sono i primi portatori. Poi abbiamo un centro nutrizionale per i bambini denutriti. Qui il martedì e il giovedì i bambini affamati e la mamma ricevono il cibo e la formazione su come prepararlo. Vi entrano mediamente 120 persone tutti i giorni. Nel reparto maternità invece, si contano 200 nascite al mese, una media di cinque al giorno, senza contare i numerosi aborti spontanei dovuti alla fame o alla malattia. In tutto il reparto operano un’ infermiera ed un’ostetrica. Questo è’ il racconto dell’esperienza straordinaria che ha vissuto padre Angelo in Burundi per oltre cinquant’anni. E la vita di Padre Angelo ci dà la possibilità di far conoscere il Burundi e il suo popolo, straordinario e gioioso, che ama i colori, la danza, la natura, l’arte e spera nella provvidenza.





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