(La redazione) Il 5 settembre è un giorno di festa per la memoria di Santa Teresa di Calcutta, per l’occasione riportiamo una parte del suo discorso ufficiale tenuto ad Oslo, l’11 dicembre 1979, quando ricevette il Premio Nobel per la Pace. (Madre Teresa do Calcutta) Non dimentico mai l'opportunità che ebbi di visitare una casa dove tenevano tutti questi anziani genitori di figli e figlie che li avevano semplicemente messi in un istituto e forse dimenticati. Sono andata là, ho visto che in quella casa avevano tutto, cose bellissime, ma tutti guardavano verso la porta. E non ne ho visto uno con il sorriso in faccia.
Mi sono rivolta alla Sorella e le ho domandato: come mai? Com'è che persone che hanno tutto qui, perché guardano tutti verso la porta, perché non sorridono? Sono così abituata a vedere il sorriso nella nostra gente, anche i morenti sorridono, e lei disse: questo accade quasi tutti i giorni, aspettano, sperano che un figlio o una figlia venga a trovarli. Sono feriti perché sono dimenticati – e vedete, è qui che viene l'amore. Come la povertà arriva proprio a casa nostra, dove trascuriamo di amarci.
Forse nella nostra famiglia abbiamo qualcuno che si sente solo, che si sente malato, che è preoccupato, e questi sono giorni difficili per tutti. Ci siamo, ci siamo per accoglierli, c'è la madre ad accogliere il figlio? Sono stata sorpresa di vedere in occidente tanti ragazzi e ragazze darsi alle droghe, e ho cercato di capire perché, perché succede questo, e la risposta è: perché non hanno nessuno nella loro famiglia che li accolga. Padre e madre sono così occupati da non averne il tempo. I genitori giovani sono in qualche ufficio e il figlio va in strada e rimane coinvolto in qualcosa. Stiamo parlando di pace.
Queste sono cose che distruggono la pace, ma io sento che il più grande distruttore della pace oggi è l'aborto, perché è una guerra diretta, un'uccisione diretta, un omicidio commesso dalla madre stessa. E leggiamo nelle Scritture, perché Dio lo dice molto chiaramente: "Anche se una madre dimenticasse il suo bambino, io non ti dimenticherò.
Ti ho inciso sul palmo della mano". Siamo incisi nel palmo della sua mano, così vicini a Lui che un bambino non nato è stato inciso nel palmo della mano di Dio.
E quello che mi colpisce di più è l'inizio di questa frase, che "Persino se una madre potesse dimenticare, qualcosa di impossibile, ma perfino se si potesse dimenticare, io non ti dimenticherò". E oggi il più grande mezzo, il più grande distruttore della pace è l'aborto.
E noi che stiamo qui, i nostri genitori ci hanno voluti. Non saremmo qui se i nostri genitori non lo avessero fatto. I nostri bambini li vogliamo, li amiamo, ma che cosa è di milioni di loro? Tante persone sono molto, molto preoccupate per i bambini in India, per i bambini in Africa dove tanti ne muoiono, di malnutrizione, fame e così via, ma milioni muoiono deliberatamente per volere della madre. E questo è ciò che è il grande distruttore della pace oggi. Perché se una madre può uccidere il proprio stesso bambino, cosa mi impedisce di uccidere te e a te di uccidere me? Nulla. Per questo faccio appello in India, faccio appello ovunque. Restituiteci i bambini, quest'anno è l'anno dei bambini. Che abbiamo fatto per i bambini? All'inizio dell'anno ho detto, ovunque abbia parlato ho detto: Quest'anno facciamo che ogni singolo bambino, nato o non nato, sia desiderato". E oggi è la fine dell'anno, abbiamo reso ogni bambino desiderato? Vi darò qualcosa di impressionante.
Stiamo combattendo l'aborto con le adozioni, abbiamo salvato migliaia di vite, abbiamo inviato messaggi a tutte le cliniche, gli ospedali, le stazioni di polizia: Per favore non distruggete i bambini, li prenderemo noi".
Così ad ogni ora del giorno e della notte c'è sempre qualcuno, abbiamo parecchie ragazze madri. Dite loro di venire: "Noi ci prenderemo cura di voi, prenderemo il vostro bambino, e troveremo una casa per il bambino". E abbiamo un'enorme domanda da parte di famiglie senza bambini, per noi questa è una grazia di Dio.
I poveri sono grandi persone. Possono insegnarci molte cose belle.
I poveri sono persone meravigliose. Una sera siamo uscite e abbiamo raccolto quattro persone per la strada. Una di loro era in condizioni terribili e ho detto alle Sorelle: "Prendetevi cura degli altri tre, io mi occupo di questa che sembrava stare peggio".
Ho fatto per lei tutto quello che il mio amore poteva fare. L'ho messa a letto, e c'era un tale meraviglioso sorriso sulla sua faccia. Ha preso la mia mano e ha detto solo una parola: "Grazie", ed è morta. Non ho potuto non esaminare la mia coscienza di fronte a lei, e mi sono chiesta cosa avrei detto al suo posto. E la mia risposta è stata molto semplice.
Avrei provato ad attirare un po' di attenzione su di me, avrei detto che ho fame, che sto morendo, che ho freddo, dolore, o altro, ma lei mi ha dato molto di più. Mi ha dato il suo amore riconoscente. Ed è morta con il sorriso sul volto. Come quell'uomo che abbiamo raccolto dal canale, mezzo mangiato dai vermi, e l'abbiamo portato a casa.
"Ho vissuto come un animale per strada, ma sto per morire come un Angelo, amato e curato". Ed è stato così meraviglioso vedere la grandezza di quell'uomo che poteva parlare così, poteva morire senza accusare nessuno, senza maledire nessuno, senza fare paragoni.
Come un Angelo. Questa è la grandezza della nostra gente. Ed è per questo che noi crediamo che Gesù disse: "Ero affamato, ero nudo, ero senza casa, ero rifiutato, non amato, non curato, e l'avete fatto a me". Credo che noi non siamo veri operatori sociali.
Forse svolgiamo un lavoro sociale agli occhi della gente, ma in realtà siamo contemplative nel cuore del mondo. Perché tocchiamo il Corpo di Cristo ventiquattro ore al giorno.
Abbiamo ventiquattro ore di questa presenza, e così voi e io. Anche voi provate a portare questa presenza di Dio nella vostra famiglia, perché la famiglia che prega insieme sta insieme. E io penso che noi nella nostra famiglia non abbiamo bisogno di bombe e armi, di distruggere per portare pace. Semplicemente stiamo insieme, amiamoci reciprocamente, portiamo quella pace, quella gioia, quella forza della presenza di ciascuno in casa.
E potremo superare tutto il male che c'è nel mondo. C'è tanta sofferenza, tanto odio, tanta miseria, e noi con la nostra preghiera, con il nostro sacrificio iniziamo da casa.
L'amore comincia a casa, e non è quanto facciamo, ma quanto amore mettiamo in quello che facciamo. Qualche tempo fa a Calcutta avemmo grande difficoltà ad ottenere dello zucchero, e non so come i bambini lo seppero, e un bambino di quattro anni, un bambino Hindu, andò a casa e disse ai suoi genitori: "Non mangerò zucchero per tre giorni, darò il mio zucchero a Madre Teresa per i suoi bambini". Dopo tre giorni suo padre e sua madre lo portarono alla nostra casa. Non li avevo mai incontrati prima, e questo piccolo riusciva a malapena pronunciare il mio nome, me sapeva esattamente che cosa era venuto a fare.
Sapeva che voleva condividere il suo amore. E così sono qui a parlarvi. Sapete chi sono?
Ho avuto un'esperienza veramente straordinaria con una famiglia Hindu che aveva otto bambini. Un signore venne alla nostra casa e disse: "Madre Teresa, c'è una famiglia con otto bambini, non mangiano da tanto tempo. Faccia qualcosa". Così ho preso del riso e sono andata immediatamente. E ho visto i bambini, i loro occhi luccicanti per la fame.
non so se abbiate mai visto la fame. Ma io l'ho vista molto spesso. E lei prese il riso, lo divise, e uscì. Quando fu tornata le chiesi: "Dove sei andata, che hai fatto?"
Lei mi dette una risposta molto semplice: "Anche loro hanno fame".
Quel che mi colpì di più fu che lei sapeva chi sono loro, una famiglia musulmana.
Lei lo sapeva. Non portai più del riso quella sera perché volevo che godessero la gioia della condivisione. Ma c'erano quei bambini, che irradiavano gioia, condividendo la gioia con la loro madre perché lei aveva amore da dare. E vedete è qui che comincia l'amore: a casa …
Sono molto grata per quello che ho ricevuto. È stata un'esperienza enorme e torno in India, tornerò la prossima settimana, il 15 spero, e potrò portare il vostro amore. E so bene che non avete dato del vostro superfluo, ma avete dato fino a farvi male. Oggi i piccoli bambini hanno, ero così sorpresa, c'è così tanta gioia per i bambini che hanno fame.
Che i bambini come loro avranno bisogno di amore e cura e tenerezza, come ne hanno tanto dai loro genitori. Così ringraziamo Dio che abbiamo avuto questa opportunità di conoscerci, e questa conoscenza reciproca ci ha portati così vicini. E potremo aiutare non solo i bambini indiani e africani ma potremo aiutare i bambini del mondo intero, perché come sapete le nostre Sorelle stanno in tutto il mondo. E con questo premio che ho ricevuto come premio di pace, proverò a fare una casa per molti che non hanno una casa. Perché credo che l'amore cominci a casa, e se possiamo creare una casa per i poveri, penso che sempre più amore si diffonderà. E potremo mediante questo amore comprensivo portare pace, essere la buona notizia per i poveri. I poveri della nostra famiglia per primi, nel nostro paese e nel mondo.
Per poter fare questo, le nostre Sorelle, le nostre vite devono essere intessute di preghiera.
Devono essere intessute di Cristo per poter capire, essere capaci di condividere.
Perché oggi c'è così tanto dolore. Sento che la Passione di Cristo viene rivissuta ovunque di nuovo. Siamo noi là a condividere questa Passione, a condividere questo dolore della gente.
In tutto il mondo, non solo nei paesi poveri, ma ho trovato la povertà dell'occidente tanto più difficile da eliminare. Quando prendo una persona dalla strada, affamata, le do un piatto di riso, un pezzo di pane, l'ho soddisfatta. Ho rimosso quella fame.
Ma una persona che è zittita, che si sente indesiderata, non amata, spaventata, la persona che è stata gettata fuori dalla società, quella povertà è così dolorosa e diffusa, e la trovo molto difficile. Le nostre Sorelle stanno lavorando per questo tipo di persone nell'occidente.
Allora dovete pregare per noi affinché siamo capaci di essere questa buona notizia, ma non possiamo farlo senza di voi, lo dovete fare qui nel vostro paese. Dovete arrivare a conoscere i poveri, magari la gente qui ha beni materiali, tutto, ma penso che se noi tutti cerchiamo nelle nostre case, quanto troviamo difficile a volte sia sorriderci reciprocamente, e che il sorriso è l'inizio dell'amore. E così incontriamoci sempre con un sorriso, perché il sorriso è l'inizio dell'amore, e quando cominciamo ad amarci è naturale voler fare qualcosa.
Così pregate per le nostre Sorelle e per me e per i nostri Fratelli, e per i nostri Collaboratori che sono sparsi nel mondo. Essi possono rimanere fedeli al dono di Dio, amarlo e servirlo nei poveri insieme con voi. Quello che abbiamo fatto non avremmo potuto farlo se voi non lo aveste condiviso con le vostre preghiere, i vostri doni, questo continuo dare.
Ma non voglio che mi diate del vostro superfluo, voglio che mi diate finché vi fa male.
L'altro giorno ho ricevuto 15 dollari da un uomo che è stato sdraiato per venti anni, e l'unica parte che poteva muovere è la mano destra. E l'unica cosa di cui gode è fumare.
E mi ha detto: non fumo per una settimana, e ti mando questi soldi.
Deve essere stato un sacrificio terribile per lui, ma guardate quanto è bello, come ha condiviso, e con quei soldi ho comprato del pane e l'ho dato a quelli che sono affamati con gioia da tutte e due le parti, lui stava dando e i poveri stavano ricevendo.
Questo è un dono di Dio per noi poter condividere il nostro amore con gli altri.
E fate come se fosse per Gesù. Amiamoci gli uni gli altri come Egli ci ha amato.
Amiamo Lui con amore indiviso. E la gioia di amare Lui e amarci gli uni gli altri, diamo ora, che Natale è così vicino. Conserviamo la gioia di amare Gesù nei nostri cuori.
E condividiamo questa gioia con tutti quelli con cui veniamo in contatto.
Facciamone un impegno: che nessun bambino sia indesiderato, e anche che ci accogliamo con un sorriso, specialmente quando è difficile sorridere. Non dimentico mai qualche tempo fa circa quattordici professori vennero dagli Stati Uniti da diverse università.
E vennero a Calcutta nella nostra casa. Stavano parlando e dicevano di essere stati alla casa per i morenti. Abbiamo una casa per i morenti a Calcutta, dove abbiamo raccolto più di 36.000 persone solo dalle strade di Calcutta, e di questo grande numero più di 18.000 hanno avuto una bella morte. Sono semplicemente andati a casa da Dio; e sono venuti nella nostra casa e abbiamo parlato di amore, di compassione, e poi uno di loro mi ha chiesto: "Madre, per favore ci dica qualcosa che possiamo ricordare". E ho detto loro: "Sorridetevi gli uni gli altri, dedicatevi del tempo nelle vostre famiglie. Sorridetevi". E un altro mi ha chiesto: "Sei sposata?", e ho detto: "Sì", e trovo a volte molto difficile sorridere a Gesù perché può essere molto esigente a volte. Questo è qualcosa di vero, ed è là che viene l'amore, quando è esigente, e tuttavia possiamo darlo a Lui con gioia. Come ho detto oggi, ho detto che se non vado in Cielo per qualcos'altro andrò in Cielo per tutta la pubblicità
Che da qui esca la gioia per la vita dei bambini non nati. Dio vi benedica!

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