Vacanze e cultura. Kairos a Trogir: l'eterno insegnamento greco sull'attimo da cogliere

(gia.par).
Se andate in vacanza in Dalmazia nascosto nel convento di San Nicola, un prezioso bassorilievo del III secolo a.C. ci ricorda che il tempo non è solo durata, ma opportunità: una ciocca sulla fronte e una nuca rasata per simbolizzare la necessità di afferrare il momento giusto

Il tempo non è uguale per tutti: il tempo di una vita di un elefante è diverso da quello di un moscerino, di una gallina o di un uomo. Di questo erano consapevoli i greci che distinguevano il tempo in: chronos (il tempo che scorre dell'orologio), kairos (il tempo giusto, opportuno), aion (il tempo definito, un anno) ed Eniautos (il tempo eterno).

Tutti corrispondono a una divinità; tra tutti, Kairos è la raffigurazione del tempo che meglio rappresenta la filosofia greca, incarnando l'attimo fuggente che va colto al volo.


Una raffigurazione del dio Kairos si trova a Trogir (o Traù), una piccola isola collegata da due ponti alla terra ferma, situata a sei km a nord dell'aeroporto di Spalato. Nello specifico, questo straordinario bassorilievo in marmo, risalente al III secolo a.C., è custodito nel millenario convento benedettino della chiesa di San Nicola. L'opera, talvolta attribuita alla scuola del celebre scultore Lisippo, raffigura il dio come un giovane nudo e dinamico, pronto a correre.

L'iconografia del bassorilievo racchiude un profondo insegnamento filosofico: la figura presenta una folta ciocca di capelli sulla fronte, mentre il resto della testa è completamente rasato. Questa caratteristica simboleggia che l'opportunità (kairos) può essere afferrata solo quando si presenta, agendo tempestivamente ("prendendola per i capelli"); una volta che l'attimo è passato, non resta più nulla a cui aggrapparsi, poiché la nuca è liscia. Alcune descrizioni dell'opera notano anche la presenza di una bilancia nella mano del dio, a indicare l'equilibrio precario e il giudizio necessario per riconoscere il momento propizio. Il convento che ospita il reperto, fondato nel 1064, rimane uno dei luoghi più suggestivi di Trogir, patrimonio UNESCO, dove la saggezza antica è preservata tra le mura di clausura.

Un altro monastero degno di nota é quello domenicano fondato nel 1265. Il terreno su cui fu costruito fu donato ai domenicani da un cittadino di Trogir, Nikola Alberti. Egli concesse loro anche l'uso di una piccola chiesa di sua proprietà. La costruzione iniziale della chiesa fu opera di Bitkula, la sorella del Beato Augustin Kažotić, che sostenne generosamente la costruzione. Nel rilievo sopra la porta d'ingresso, nel gruppo di santi che circondano la Madonna, è integrata la figura di Bitkula. Il monastero fu danneggiato da un bombardamento nel 1944, ma fu in seguito restaurato.

Proprio Trogir diede natali ad Augustin Kažotić, il primo croato ad essere beatificato, un domenicano e vescovo di Zagabria. Morì a Lucera, una piccola città nel sud dell'Italia, e il suo corpo è conservato nella cattedrale di Lucera. Il monastero di Trogir custodisce parte della mano del santo come reliquia.

Il santuario di Augustin Kažotić riunisce i fedeli del beato, restauratore della vita spirituale in due diocesi, Zagabria e Lucera, scrittore, diplomatico e politico croato durante il regno dei re angioini. Il significato di Agostino va ben oltre i confini locali di Trogir. È un valore comune del popolo croato e della Chiesa Cattolica.

Ritornando a Kairos la statua di bronzo, fu realizzata dallo scultore Lisippo, si trovava nella sua casa, nell'Agorà della Sicione ellenistica. L'epigramma di Posidippo (III sec. a.C.) sulla statua di Kairos di Lisippo recita: Chi e da dove sei, o scultore? Da Sicione. E il tuo nome? Lisippo. E tu chi sei? Il Tempo che tutto doma. Perché stai in punta di piedi? Sono sempre in corsa. E perché hai un paio d'ali ai piedi? Volo col vento. E perché tieni un rasoio nella mano destra? Come segno per gli uomini che sono più affilato di qualsiasi lama. E perché i tuoi capelli ti cadono sul viso? Per chi mi incontra possa afferrarmi per la ciocca. E perché, in nome del Cielo, la nuca è calva? Perché nessuno, una volta che sono passato correndo sui miei piedi alati, potrà, per quanto lo desideri ardentemente, afferrarmi da dietro. Perché l'artista ti ha plasmato così? Per te, straniero, e mi ha posto nel portico come monito.

Nel Nuovo Testamento, originariamente scritto nel dialetto greco comune (koinè), la parola kairos fu usata quando Gesù annunciò l'inizio del suo ministero. Egli disse: "Il tempo è compiuto (il kairos è giunto), e il regno di Dio è vicino; pentitevi e credete al Vangelo." (Marco 1,15) 

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