Teano. Al via il Teatro in Piazza XXIII settembre 1943, ad ingresso libero. De Filippo, Imparato, Troisi quando il teatro smaschera l'ipocrisia della società.
(Paolo Mesolella) TEANO Prenderà il via, giovedì 20 agosto prossimo, il Teatro in Piazza XXIII settembre a Teano. La rassegna,organizzata dalla Pro Loco “Teano e Borghi” del Presidente Giuseppe Lacetera, è completamente gratuita, con posto a sedere. A partire da giovedì 20 agosto quindi fino a Domenica 23 Agosto, dalle ore 21, ci si potrà divertire grazie a tre importanti compagnie amatoriali che metteranno in scena commedie della tradizione napoletana. Giovedì 20 agosto, “I figli di Tani” rappresenteranno “Casa di Frontiera” di Imperato con la regia di Antonio Carlo De Pippo; venerdì 21 agosto la compagnia “La Matassa” presenterà “Pulp” con la regia di Umberto Maria Sasso; sabato 22 agosto, sempre alle ore 21, sarà la volta della “Compagnia degli attori sperduti” che presenteranno “Ditegli sempre di Si!” di Eduardo De Filippo con la regia di Salvatore Guzzardi. Si tratta di tre storiche compagnie amatoriali alle quasi, domenica 23 agosto si aggiungerà la compagnia teatrale dell’Istituto Superiore Foscolo di Teano che sarà in piazza XXIII settembre, con la guida di Dominga Mottola ed il suo divertente spettacolo “La Smofia” con i testi di Massimo Troisi, Lello Arena ed Enzo De Caro: uno spettacolo per ridere ma anche per riflettere. “Ditegli sempre di si!”, per esempio, è una commedia scritta da Eduardo De filippo nel 1927 ed è fondamentale perché segna la transizione del grande autore napoletano dalla farsa tradizionale scarpettiana a un teatro di profonda indagine psicologica. L'opera esplora il sottile confine tra follia e normalità, smascherando l'ipocrisia della società. Il protagonista Michele Murri è un pazzo vero, che è fissato sulle parole. Quando esce dal manicomio sembra guarito: cortese, attento, affabile. Ma prende tutto troppo sul serio: se la sorella zitella dice che le piacerebbe sposare il vicino di casa, corre subito a raccontare in giro del matrimonio; se un amico di famiglia giura che farà pace col fratello solo da morto, ecco che si affretta a mandare un telegramma con la notizia della morte; se un vicino dà del pazzo a Luigino, un giovanotto che corteggia la figlia, Michele si precipita a cercare di tagliare la testa al povero innamorato, perché la testa, dice lui, è il luogo dove s’annida la pazzia. La coerenza del povero matto, finisce per riportarlo in manicomio. Ma la sua pazzia è senza aggressività, è pietosa; si impenna solo quando, con un’ allusione al clima di quel periodo, cinque anni dopo la marcia su Roma, viene prospettata la decapitazione del “diverso” e dell’“emarginato”.


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