18 agosto Ricordo di San Elena la concubina che diventò “Augusta”

(di Paolo Mesolella) A proposito del 18 agosto e della memoria di Sant’Elena mi sembra interessante ricordare le vicissitudini di questa grande santa, madre dell’imperatore Costantino che da “concubina” diventò “Augusta”.
Elena, infatti, nacque in Bitinia da famiglia povera ed era stata ripudiata dal marito, il tribuno militare Costanzo Cloro, per ordine dell’imperatore Diocleziano. La legge romana, infatti, non riconosceva il matrimonio celebrato tra un patrizio e una plebea. Pertanto Elena era considerata semplicemente una concubina, e quando Costanzo Cloro ebbe il titolo di “Augusto” con il collega Galerio, fu costretto a lasciare Elena pur trattenendo con sé il figlio Costantino nato dalla loro unione nel 285. Alla morte del padre, però, nel 306, Costantino venne acclamato “Augusto” a York dalle legioni della Britannia ed Elena potè tornare dal figlio, col titolo di “nobilissima foemina”. Poi Costantino sconfisse Massenzio alle porte di Roma diventando “totius orbis imperator” , signore assoluto ed Elena ottenne l’onore più alto a cui si potesse aspirare, il titolo di “Augusta”, lo stesso che l’ aveva allontanata dal marito e dal figlio. Costantino la fece diventare Imperatrice e costruì per lei la città di Elenopoli. Poi Elena avvicinò Costantino al Cristianesimo promuovendo la costruzione delle principali basiliche romane sui luoghi santi.
E se Costantino aspettò il momento della morte, l’anno 337, per ricevere il battesimo e diventare cristiano, Elena volle andare in Palestina per seguire da vicino gli scavi iniziati a Gerusalemme dal vescovo San Macario, che ritrovò la tomba di Cristo e poco distante la Croce di Cristo e le due croci dei ladroni. Il ritrovamento della Croce di Cristo avvenne nel 326. Poi Elena cercò e trovò la grotta della Natività a Betlem, il Calvario e il monte degli Ulivi dove fece innalzare la bellissima basilica che ancora oggi porta il suo nome. Le reliquie della santa imperatrice rimasero a Costantinopoli fino a quando, nel 1212, il canonico Aicardo di Olivolo le portò a Venezia nella chiesetta a lei intitolata. Il suo sarcofago in porfido è invece conservato nei Musei Vaticani. Ma gli altorilievi dell’arca sepolcrale, raffiguranti scene di battaglie, fanno pensare che sia più adatto per un condottiero, piuttosto che per una imperatrice. Oggi, nell’isola di Sant’Elena a Venezia, facente parte della vecchia Olivolo, si conserva solo il teschio di Sant’Elena, racchiuso in una maschera argentea. Le rimanenti parti sono state trafugate. Sue reliquie si troverebbero nella basilica dell’Ara Coeli a Roma, nella chiesa di Hautvilliers a Reim, in quella di Saint-Leu-Saint-Gilles a Parigi e a Treviri in Germania. Durante il dominio napoleonico la chiesa di Sant’Elena venne sconsacrata e l’urna fu trasportata nella basilica di San Pietro in Castello. Il monastero divenne magazzino e la chiesa fu utilizzata come granaio e più tardi come deposito della Marina. Ma nel 1928 la chiesa e il convento vennero restaurati e l’urna della santa ritornò nella chiesa di Sant’Elena.

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