(Caserta24ore) SESSA AURUNCA Luigi Ciotti: " La nostra Costituzione è stata salvata dai giovani, dal loro impegno e da chi è sceso in campo nel referendum per fermare chi voleva modificare “quei sette articoli”. In un’epoca segnata dall’astensionismo, questa “discesa in campo” è un segnale potente. La passione che anima i giovani è prova di una giustizia che non vuole farsi imbavagliare e pretende responsabilità.Grazie a loro, oggi, la Costituzione parla ancora come lingua viva della democrazia." Un intervento vibrante, appassionato e pieno di richiami etici: così Don Luigi Ciotti ha chiuso stamattina incontro dei giovani di Libera, oltre 150 provenienti da tutta Italia che si sono radunati per cinque giorni a Sessa Aurunca presso la cooperativa Al di là dei sogni.. "La mafia, ha spiegato Don Ciotti, non scompare ma si trasforma, investendo nell’economia legale e infiltrandosi nelle istituzioni. Si allarga un’“area grigia” tra lecito e illecito, fatta di alleanze tra mafiosi, imprenditori, professionisti e pezzi di politica, protetta da massoneria deviata e “colletti bianchi”. Nell' intervento il presidente di Libera ha un’analizzato il crescente fenomeno dei giovani che usano i coltelli. "Sono atti disperati, da interpretare non solo come un segnale di paura, ma anche come spia dell’assenza di prospettive. La risposta non può essere solo repressiva. A un ragazzo disperato il divieto o la punizione non bastano a fermarlo. Bisogna operare sul senso. Il coltello, ha spiegato, nasce dalla vulnerabilità e diventa un simbolo identitario. È in crisi la capacità di dialogare. La parola viene sostituita da un’azione violenta”. Per questo, la soluzione non è il metal detector nelle scuole: “Il problema è prima di tutto educativo e culturale”. Noi adulti - ha proseguito il presidente di Libera- dobbiamo fare i primi passi, prima noi dobbiamo imparare a spegnere lo schermo per accendere lo sguardo. Lasciamoci interrogare dalla loro inquietudine perché l inquietudine dei ragazzi è il termomentro della salute della società "
L'appello finale è stato un incitamento all’azione: “Dobbiamo capire cosa fanno e perché lo fanno. Se non ascoltiamo i ragazzi, li costringiamo ad alzare sempre di più il livello delle loro azioni per farsi sentire. "

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