(di Antonella Riccirdi) La luce che va via all’improvviso, in un giorno qualunque, nessun allarme scattato, un fumo nero che era già salito ai piani alti, l’avviso di un incendio partito dal titolare del sottostante supermercatino di generi alimentari, Sigma: questi alcuni momenti vissuti dai residenti (compresa chi scrive) del fabbricato A, scala B, del Condominio Parco Lerida. Un evento del tutto imprevisto, iniziato verso le 9:00 di mattina del 20 luglio 2026, a Santa Maria Capua Vetere. Momenti drammatici, iniziati con un black out dell’energia elettrica, che poteva sembrare un temporaneo problema di sovraccarico dei condizionatori, il cui uso si era intensificato in un’estate particolarmente torrida, durante la quale più volte, era andata via la luce elettrica. Si trattava, invece, di un grave incendio, dovuto a un problema al quadro elettrico del palazzo, dalla causa tuttora sconosciuta, e che, dal sottoscala, si è propagato attraverso le scale, rendendole per un certo tempo impraticabili; il denso fumo, peraltro, offuscava la visibilità, oltre a sprigionate monossido di carbonio, possibile diossina… Molti degli abitanti del palazzo, nel frattempo, si erano rifugiati nelle terrazze, alla ricerca di aria più pulita rispetto ai fumi, e con stracci bagnati, per attenuare gli effetti del rogo. Momenti difficili, in cui, al timore per la propria incolumità, si aggiungeva la paura di non sapere se si sarebbe riusciti ad aiutare gli altri, a propria volta in pericolo. Immediato l’intervento dei vigili del fuoco, chiamati urgentemente, e giunti in un tempo da Caserta, che, oltre a riuscire a sedare nel minor tempo possibile l’incendio, tra i primi atti hanno cercato di liberare l’ascensore, anche con la fiamma ossidrica, per accertarsi che nessuno vi fosse rimasto intrappolato. Ascensore da allora rimasto fermo, come se il tempo si fosse arrestato, con segni visibili dell’incendio. Fortunatamente, tutti gli abitanti del palazzo nel condominio residenziale sono stati tratti in salvo, ma, va detto, oltre dieci giorni dopo, a fine luglio, ancora non si è potuti rientrare stabilmente: l’allontanamento dal palazzo è inizialmente avvenuto per evitare di respirare troppo fumi tossici, e per la mancanza di elettricità subentrata, che rendeva il palazzo inospitale, pur essendo le sue fondamenta strutturali valutate essere stabili, dagli esperti. In ogni modo, poco tempo dopo il palazzo è stato dichiarato inagibile dal sindaco di Santa Maria Capua Vetere, in attesa di lavori che ripristino l’elettricità, e sanifichino, o meglio ancora, bonifichino, il vano scale danneggiato dal rogo, che era arrivato molto vicino agli appartamenti. Le persone del palazzo, così, da giorni sono state costrette a trovare, con mezzi propri, con grossi sacrifici economici delle sistemazioni abitative, praticamente sfollate, senza al momento un’assistenza da parte istituzionale, in un periodo di caldo afoso e grande affollamento, per le vacanze estive, di alberghi di vario tipo, bed and breakfast e case in affitto. Un’assicurazione, solo successivamente, pare, e si richiede, potrà rimborsare almeno una parte delle spese: attorno al 70 per cento… Ci si chiede, nel frattempo, cosa sarebbe accaduto se ci fossero state persone particolarmente indigenti, stranieri senza parenti nei dintorni, anziani soli, cosa sarebbe accaduto ai dimenticati, ai più poveri ed emarginati: un’altra situazione pericolosa ed ingiusta, dopo il disastro dell’incendio. Tuttora in corso le cause del grave evento. Quali che siano le cause, certamente da ricercare il più possibile, per un bene maggiore, quindi l’evitare che possa accadere ancora, a chiunque, le famiglie temporaneamente allontanate (che sono potute tornare solo per pochi momenti, per recuperare alcuni beni), e che tuttora non possono risiedervi stabilmente, chiedono sia data priorità a consentire appena possibile il loro rientro nelle proprie case. Un rientro in condizioni tali da salvaguardare la salute pubblica, il bene comune.

Commenti
Posta un commento