L’ultimo bel libro di Paolo Crepet “Riprendersi l’anima” dedicato agli angeli.

(Pao.Mes) Diciamo subito che non fa più lo psichiatra. Da quando è andato in pensione non accetta più inviti televisivi, se non raramente e a malincuore
. Ma ha scritto un libro, il suo ultimo libro, bellissimo. Un libro sull’anima e lo ha dedicato agli angeli. Si intitola “Riprendersi l’anima”. L’anima non è materia di psichiatri. E Paolo Crepet è cambiato: prima era un cinico, professionale, ora cammina tra la gente e si commuove. Sembra diventato un mistico. Uno che è stato colpito molte volte dal dolore e ha perso nel giro di pochi anni i genitori. Confessa in una sua intervista a "La stampa di oggi", 20 luglio 2026: "Si scrive per dolore. Dobbiamo essere grati al dolore, agli errori, alle sconfitte, a ciò che di noi ci rende meno orgogliosi. Io mi trovo sempre insufficiente. Quando torno negli alberghi dopo gli incontri in teatro, è un supplizio: rimugino per ore su cosa ho fatto male o non abbastanza bene.
Mi interessano le metafore che si possono desumere dalle cronache. Per esempio il delitto di Cogne è una metafora del fatto che anche le mamme uccidono. Un qualcosa che fa parte dell’umanità. Putin, Hitler, Trump, Netanyahu fanno parte dell’umanità. Incominciai a parlare di cronache nel 2001, al tempo del delitto di Novi Ligure, di Erica e Omar che uccisero la madre e il fratello di lei. L’anno prima nel comasco tre ragazze uccisero una suora. Il mio editore dell’epoca, Einaudi, mi abbandonò. Nessuno spese una parola in mio favore. E mi sentii disperatamente solo. Ho scampato la bomba del 2 agosto a Bologna.La sera prima avevo dato il mio ultimo esame di medicina a Urbino. Poi ripartii per raggiungere Basaglia, a Venezia: stava malissimo, sarebbe morto poche settimane dopo, e volevo vederlo per l’ultima volta. Ebbi un passaggio fino a Bologna, arrivai in stazione quando ci fu l’attentato, mi salvai per miracolo. Quando il grande Franco Basaglia morì, mi cascò il mondo addosso. Ho sposato una donna difficile. Le volte in cui mia moglie è venuta a vedere una mia conferenza, guardava il soffitto. Nel libro Crepet parla per la prima volta anche di suo padre. "Ci ho messo anni a capire che era importante condividere con gli altri quello che mi ha insegnato. La sua tenerezza. Le sue fragilità. Ho scoperto con fatica la storia dei miei nonni, ho saputo con ritardo che mio nonno insegnò a Zeffirelli e lavorò con Modigliani. Seppi che mia madre aiutava le donne in difficoltà, a Venezia, solo al suo funerale: vidi molte ragazze, ne fermai una, le chiesi perché fosse lì e mi rispose: ma non sai che cosa ha fatto tua mamma per tutte noi in questa città?. A proposito della felicità, spiega, non vale la pena cercarla: perché non esiste.

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