Il Ddl 1552 declassa il lupo da "specie rigorosamente protetta" a "protetta" sino al possibile abbattimento.
(Maria Grazia Capanna) Dopo l'approvazione del Senato, nelle prossime settimane potrebbe diventare legge una riforma che rappresenta un grave arretramento nella tutela della fauna selvatica secondo le associazioni di tutela faunistiche. Una riforma che sembrerebbe rispondere alle richieste delle lobby venatorie, invece di affrontare la vera sfida: imparare a convivere con la natura senza distruggerla. Gli animali selvatici non sono oggetti da gestire a nostro piacimento,non sono decorazioni da ammirare finché restano lontani, o soggetti da immortalare con selfie sui social in determinate situazioni per attirare likes, non sono nemici da eliminare quando è evidente che è stato l'essere umano ad aver alterato gli equilibri del loro ambiente. Perché proteggere la natura non significa ignorare i conflitti tra attività umane e fauna selvatica,
significa affrontarli con strumenti che funzionano davvero: prevenzione, monitoraggio, gestione del territorio, interventi basati sui dati non con la violenza
e invece questa riforma sceglierebbe proprio quella strada, mentre la ricerca dimostra che aumentare la pressione venatoria non risolve i problemi e può perfino aggravare gli squilibri degli ecosistemi, il Governo decide di mettere da parte la scienza: il parere di ISPRA, l'istituto scientifico pubblico di riferimento per la gestione della fauna selvatica, non sarebbe più vincolante, come se decenni di ricerca valessero meno delle pressioni di taluni interessi. Ma le evidenze raccontano altro.
Uno studio condotto in Francia ha dimostrato che l'abbattimento di circa 1,7 milioni di animali considerati "dannosi" ogni anno non ha ridotto i danni alle coltivazioni : allora perché continuare a percorrere questa strada? La riforma prevede anche: l'estensione della stagione venatoria fino a interferire con periodi delicatissimi come la riproduzione e la migrazione degli uccelli; meno vincoli per gli abbattimenti della fauna selvatica; multe fino a 900 euro per chi protesta contro l'uccisione degli animali durante le operazioni di controllo; l'aumento delle specie utilizzabili come richiami vivi: da 7 a 47. Non sono dettagli tecnici. Sono scelte politiche, che rischiano di trasformare gli animali selvatici da patrimonio di tutti, a bersagli da eliminare quando diventano "scomodi". Dopo l'approvazione del testo in Senato, il provvedimento è passato alla Camera, dove sono stati depositati un milione di emendamenti per bloccare o modificare la misura e noi ci auguriamo di cuore che possa essere rivista nel rispetto della nostra biodiversità e della fauna.

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