Caserta. Il Caporalato inTerra di Lavoro, di P. Iorio

Turni compresi tra le 10 e le 14 ore per 3 euro all’ora, pause di pochi minuti, senza riposi e in condizioni ritenute gravemente lesive della sicurezza con impossibilità di assentarsi in caso di malattia e divieto di usare il telefono: è questo lo scenario scoperto dai carabinieri del Nucleo Ispettorato del Lavoro di Caserta che hanno arrestato in flagranza di reato due imprenditori dell’Agro Aversano, in provincia di Caserta, operanti nel settore del commercio all’ingrosso di prodotti agricoli, dell’allevamento e della produzione di ortaggi.I due sono indagati per intermediazione illecita e sfruttamento aggravato del lavoro: secondo i primi accertamenti i braccianti, prevalentemente cittadini indiani senza permesso di soggiorno, venivano reclutati in strada e trasferiti sui luoghi di lavoro su un furgone utilizzato da uno degli indagati. Venivano poi costretti a lavorare in qualsiasi condizione atmosferica, anche durante i picchi di caldo o sotto la pioggia, e obbligati a non allontanarsi dai campi durante lo spargimento di pesticidi senza dispositivi di protezione individuale. Questi comportamenti violano le norme sulla sicurezza sui luoghi di lavoro. In sede di convalida, il Tribunale di Napoli Nord ha applicato per entrambi gli imputati la misura cautelare dell’obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria competente.Altri episodi analoghi si sono registrati anche nella zona di Giugliano e nel salernitanocon blitz dei carabinieri del Nucleo Ispettorato del Lavoro. Tra gli aspetti più gravi emersi dalle indagini figurano l’obbligo di lavorare anche sotto pioggia o con temperature elevate e la permanenza nei campi durante lo spargimento di pesticidi, senza dispositivi di protezione individuale. Il Tribunale di Napoli Nord, in sede di convalida, ha disposto nei confronti dei due imprenditori la misura cautelare dell’obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria. L’operazione rientra nella campagna straordinaria nazionale promossa dal Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali contro il caporalato. Alle attività investigative hanno collaborato anche l’Ispettorato Territoriale del Lavoro di Caserta e l’Organizzazione Internazionale per le Migrazioni (OIM) nell’ambito del progetto A.L.T. Caporalato T.R.E., finanziato dal Fondo FAMI 2021-2027. Proprio su queste tematiche il 31 Marzo 2026in occasione della missione della Commissione parlamentare d’inchiesta sulle condizioni di lavoro, lo sfruttamento e la sicurezza nei luoghi di lavoro, svoltasi presso la Prefettura di Caserta, a cui hanno partecipato la Segretaria Generale della CGIL Caserta, Sonia Oliviero e la Segretaria della FLAI CGIL Caserta, Samira Lofti Khah, CGIL e FLAI hanno presentato un quadro articolato e allarmante della situazione nel territorio, avanzando proposte concrete per contrastare caporalato e lavoro irregolare.Il sindacato ha evidenziato come, nella provincia di Caserta, le criticità in materia di salute e sicurezza sul lavoro siano diffuse e trasversali, dall’edilizia alla logistica fino all’agricoltura, dentro un modello produttivo segnato da precarietà, frammentazione e opacità delle filiere, aggravato dalla carenza di controlli ispettivi.In agricoltura, queste dinamiche assumono un carattere strutturale, con un sistema che continua a reggersi anche sul lavoro di migliaia di lavoratrici e lavoratori stranieri, spesso impiegati in condizioni di irregolarità, con salari ben al di sotto dei contratti e livelli di sicurezza inadeguati. Una realtà particolarmente evidente nelle aree del litorale domiziano, di Mondragone, dell’agro-aversano, di Villa Literno e Castel Volturno, dove il caporalato continua a rappresentare una presenza radicata, anche in forme nuove e meno visibili.“La sicurezza sul lavoro – ha dichiarato Sonia Oliviero, segretaria generale della CGIL Caserta – continua a essere una variabile dipendente: dove il lavoro è precario o irregolare, la sicurezza scompare. A Caserta esiste una vasta area sommersa fatta di infortuni non denunciati e condizioni di lavoro disumane. Non siamo di fronte a emergenze episodiche, ma a un sistema che va cambiato radicalmente, rafforzando controlli, diritti e presidi pubblici”.Particolare attenzione è stata posta sul fenomeno del caporalato, che continua a organizzare non solo il lavoro ma anche il trasporto e, spesso, le condizioni di vita dei lavoratori, alimentando una filiera dello sfruttamento che si estende lungo tutta la catena produttiva.“Il caporalato – sottolinea Samira Lofti Khah, indiana segretaria della FLAI CGIL Caserta – non è solo intermediazione illecita, ma un sistema organizzato che controlla lavoro, mobilità e alloggio dei braccianti. Per contrastarlo davvero serve colpire l’intera filiera, non fermarsi agli ultimi anelli, e garantire la piena applicazione della legge 199 del 2016, rafforzandone soprattutto la dimensione preventiva”.CGIL e FLAI hanno inoltre denunciato in un comunicato congiunto le gravi distorsioni del sistema dei decreti flussi, che troppo spesso si traduce in un meccanismo di sfruttamento.“Assistiamo a lavoratori e lavoratrici – ha aggiunto Oliviero – che arrivano in Italia pagando somme enormi per un contratto che non esiste. Si ritrovano senza lavoro e senza diritti, diventando immediatamente ricattabili. È un sistema che alimenta direttamente il caporalato e che va profondamente riformato, introducendo maggiore trasparenza e strumenti reali di incontro tra domanda e offerta”.Tra le proposte avanzate dal sindacato risulta centrale il rilancio della Rete del Lavoro Agricolo di Qualità, già istituita nel territorio ma non ancora pienamente operativa.“La Rete deve diventare il luogo concreto in cui si affrontano i nodi strutturali dello sfruttamento – evidenzia Samira Lofti Khah – a partire da intermediazione, trasporto e alloggio. Senza un ruolo attivo delle istituzioni e un coordinamento reale, questo strumento rischia di restare sulla carta”. Secondo CGIL e FLAI, fondamentale è anche l’introduzione e la piena applicazione del Documento di Coerenza in Agricoltura, come strumento per far emergere il lavoro nero e legare l’accesso ai fondi pubblici e al mercato al rispetto dei diritti e della sicurezza.Il sindacato ha infine ribadito la necessità di un intervento strutturale: più controlli, rafforzamento dei centri per l’impiego, politiche su trasporti e abitazioni per superare i ghetti, strumenti di regolarizzazione per i lavoratori già presenti e piena tutela delle vittime di sfruttamento.“La situazione di Caserta – concludono CGIL e FLAI – dimostra che la lotta al caporalato e all’insicurezza sul lavoro richiede un cambio di paradigma. Serve un approccio integrato, che metta al centro il lavoro dignitoso, i diritti e la sicurezza. Perché ciò che è in gioco è la vita delle persone e la qualità del nostro modello produttivo”. Pasquale Iorio, Le Piazze del Sapere26 luglio 2026.

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