(Caserta25ore) ROMA Uno striscione con la scritta «Vaffanculo Pro Vita» campeggiava oggi su uno dei carri del Pride di Roma, sfilato con il patrocinio del Comune e con il sindaco Roberto Gualtieri in testa al corteo. A rispondere all’attacco è Pro Vita & Famiglia. "Ci hanno dedicato un insulto volgare su uno striscione, e va bene, ce ne faremo una ragione. Ma una domanda sorge spontanea: non erano loro i paladini dei diritti, dell’inclusione, del rispetto e della tolleranza? Evidentemente rispetto e tolleranza valgono solo per chi la pensa come loro. Chi dissente va zittito, possibilmente con un “vaffa”», dichiara Jacopo Coghe, portavoce di Pro Vita & Famiglia.
«Non è un caso che ce l’abbiano con noi - prosegue Coghe -. Nei giorni scorsi abbiamo letto e analizzato, parola per parola, il loro documento politico ufficiale, smascherandone i contenuti ideologici e pericolosi: chiedono l’autodeterminazione di genere per i minori, anche per quelle che chiamano “persone piccole” - e non “bambini”, così da aggirarne le tutele giuridiche; invocano l’utero in affitto “etico e solidale”, che resta comunque mercato di esseri umani; paragonano addirittura alla “tortura” i percorsi di psicoterapia che etichettano come “terapie di conversione”; pretendevano il ritiro del Ddl Valditara sul consenso informato dei genitori, poi invece approvato. Lo stesso manifesto, per giunta, ci cita per nome accusandoci di “disinformazione”. Ecco la verità: non sopportano che qualcuno mostri agli italiani cosa c’è scritto nei loro documenti». «La cosa più grave - aggiunge Coghe - è che questo spettacolo ideologico sfila ancora una volta grazie a soldi e patrocini pubblici: solo lo scorso anno il Comune di Roma aveva stanziato 80.000 euro per il Pride, e anche quest’anno il sindaco Gualtieri ha voluto marciare in prima fila. Le istituzioni dovrebbero rappresentare tutti i cittadini, non sostenere chi insulta chi la pensa diversamente». «A chi ci ha dedicato quello striscione rispondiamo senza alcun rancore: continueremo a difendere la vita, la famiglia e la libertà educativa dei genitori, e continueremo a raccontare la verità, a costo di risultare scomodi. Gli insulti non ci fermeranno: semmai, ci confermano che stiamo colpendo nel segno», conclude Coghe.

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