Il libro: “Magnifica humanitas”, la prima enciclica di papa Leone XIV al tempo dell’IA. Sei parole, sei sfide: lavoro, educazione, comunicazione, dati, armi e dialogo

(Scelto da Paolo Mesolella) E’ stata presentata il 26 maggio scorso, la lettera enciclica di papa Leone XIV “Magnifica Humanitas”, sulla custodia della persona umana al tempo dell’Intelligenza Artificiale.
Un libro da leggere sicuramente e con attenzione. Perché l’umanità non può morire sotto i colpi dell’intelligenza artificiale. Perché, ricorda papa Leone: “La guerra oggi si fa con l’intelligenza artificiale senza pensare alle vittime umane. Un’intelligenza che uccide in maniera indiscriminata mentre il popolo di Gaza non riceve ancora gli aiuti umanitari”. Un’intelligenza che spesso può diventare disumana. Una Lettera enciclica di denuncia, quindi. Quando non basta più il dialogo, non bastano gli appelli, allora è necessario denunciare la mancanza di umanità. Perché è necessario affrontare la “questione sociale” nata proprio dalla esclusione e dalla morte. “Mi sono giunte voci allarmanti, ha detto papa Leone, durante la presentazione del documento nell’aula del Sinodo a Roma, molto allarmanti sui sistemi d’armi sempre più autonomi che nessun governo può controllare. Ho sentito racconti critici sugli algoritmi che possono bloccare l’accesso alle cure sanitarie, al lavoro e alla sicurezza, sulla base di dati inquinati da pregiudizi e ingiustizia”. Tutto questo è alla base dell’enciclica che provo a riassumere il più possibile. Sono sei sostanzialmente le sfide che il santo padre racchiude in sei parole. Sei ambiti nei quali l’intelligenza artificiale può mettere maggiormente a rischio la nostra umanità. Le parole sono: il lavoro, l’educazione, la comunicazione, il dialogo, le armi e i dati. Tutti aspetti di grande importanza che possono mettere in pericolo la dignità della persona umana. La prima emergenza è il lavoro: bisogna progettare sistemi centrati sulla persona e non soltanto sulla prestazione, sulla produzione, per evitare l’esclusione e la disoccupazione. Al tema della disoccupazione tecnologica si associa il potere dato all’AI nel prendere decisioni aziendali. A proposito dell’Educazione l’idea della macchina perfetta, la velocità e la facilità con cui si ottiene una risposta o una sintesi, rischiano di spegnere nei giovani e nell’uomo il desiderio di ragionare, di porsi delle domande e capire. Occorrono opportuni interventi legislativi che fissino limiti di età di accesso alle piattaforme, Poi ci sono “i dati” tra etichettature e sfruttamento dei dati personali. Uuna parte dell’economia digitale, spiega, si regge sul lavoro silenzioso di milioni di essere umani nell’etichettatura dei dati. Un lavoro alienante con compensi minimi. I dati sanitari, demografici e genetici spesso vengono utilizzati per modellare i bisogni e i mercati. Poi c’è la “comunicazione”, l’informazione, che deve essere improntata alla verità, alla democrazia e alla partecipazione. Mentre la disinformazione trova nell’I A un potente moltiplicatore. “Disarmiamo le parole, scrive papa Leone, e contribuiremo a disarmare la terra. Poi ci sono le armi. Quando l’IA va alla guerra, la velocità e la distanza emotiva moltiplicano il danno. L’IA trasforma la guerra, un tempo legata alla presenza fisica dei combattenti in una esperienza disumana, meno umana. La deresponsabilizzazione e la velocità dei tempi decisionali sono i fattori di rischio più evidenti. Così la guerra in Ucraina e a Gaza si è trasformata in uno scontro tra droni sui civili. Cosicché il minore coinvolgimento dei soldati, l’aumento della distanza emotiva e la velocità, finiscono per produrre maggiori “danni collaterali”. L’algoritmo è più veloce delle sinapsi. Individua subito chi e dove colpire. L’unica domanda a cui non sa rispondere è : Perché?. Di qui l’ultima fondamentale parola: il dialogo, la diplomazia. In certi casi è necessario prendere posizione, intervenire, non rimanere semplici spettatori: quando si bombardano le scuole, gli ospedali, le centrali elettriche, i pozzi petroliferi, le ambulanze, i civili, i medici, i bambini, è necessario tornare ad essere umani, far prevalere la giustizia, il dialogo e la diplomazia. Il dialogo è lo strumento principale della convivenza civile tra le persone e le nazioni, è l’unica alternativa alla guerra.

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