Sparanise/ Teano. Il prof. Bartolomeo Pirone presenta le sue poesie agli alunni del Foscolo. Il suo ultimo libro ci parla di Gerusalemme, di Gaza, dei bambini e delle donne palestinesi.

(Paolo Mesolella) SPARANISE /TEANO Il prof. Bartolomeo Pirone è appena tornato da Roma, dove vive, per presentare (e donare) agli studenti del Foscolo i suoi tre libri di poesia
: ”Sillabando Vivo”, “Strappi di Sillabe e attimi vivendo”, “Le parole perdute, le parole da ritrovare”. Quest’ultimo, appena pubblicato dalle edizioni Terra Santa è un soliloquio d’amore in sillabe, per la Palestina, per Gaza e per i Palestinesi. Un libro prezioso che presenta la prefazione di frate Francesco Ielpo, Custode di Terra Santa. Docente all’Università di Gerusalemme, storico e ricercatore presso l’archivio di San Salvatore a Gerusalemme. non poteva restare impassibile di fronte alla tragedia di una terra che ama profondamente e che vede oggi annichilita.
Questi versi sono l’eco della tragedia e un atto di resistenza contro la violenza e l’indifferenza. La sofferenza per le vittime e l’orrore per le armi sottolineano l’ingiustizia e documentano lo strazio dell’umanità e del paesaggio devastato. Un libro che è il “lamento di chi vede perdere terra e nome, sentendo prosciugare la fiducia nel futuro tra le macerie di una guerra infinita” che deve assolutamente finire. E così la poesia diventa un invito a non rassegnarsi, a ritrovare l’umanità, per riportare la pace nella “Terra più amata e martoriata” del mondo. Quando Bartolomeo parla della sofferenza della Terra Santa la sua parola, il suo verso, si spezzano come se le sillabe tremassero, si spezzano sotto il peso dell’ingiustizia e del dolore: una Terra ferita e martoriata, la Terra Santa che avrebbe bisogno di essere ascoltata e essere lasciata in pace. La guerra e la distruzione fanno soffrire il poeta
. In “Canti di un palestinese” (24 poesie) e “Pensieri” non riesce a trattenere il suo dolore per le vittime di Gaza, causate dall’esercito israeliano. Una Terra sfortunata dove purtroppo le donne, le fanciulle, le bambine, sono le più martoriate e violentate. Scrive Pirone nella poesia “Un pensiero per Gaza”: ”I bambini di Gaza in lenzuoli imbracati/ su braccia e petti di madri/non sono cadaveri/ che tornano alla terra/ ma angeli/ che chiudono gli occhi”. E poi spose e madri palestinesi che lamentano l’ingiusta sofferenza: ”Il mio cuore è bara di ricordi e rimpianti/ di sposa/ troppo presto vedova”; “Ho avuto troppe lacrime di madre/ e paure di padre fuggito tra gli ulivi..“Sono ormai ruscello le lacrime di Gaza/ che scorre a cielo aperto”;
Nei “Pensieri” ritornano Gerusalemme, le vedove e i bimbi di Gaza, (“Li massacrano a ogni alba, noi li contiamo e altri li piangono. Una dolorosa litania della disumana dimensione di alcuni mostri di oggi); “Sto cercando dove nasce il dolore..non so capirlo nelle lacerate membra di donne e di bimbi che insanguinano la Striscia di Gaza sulle vesti nere di vedove che piangono e gridano.” E ancora:” Metteteli in fila quei miseri bimbi, donne e vecchi che muoiono uccisi ogni giorno, metteteli l’uno nella mano dell’altro sul palco di questa orribile tragedia quotidiana e lasciate che siano loro stessi a maledire chi merita di essere maledetto”. Il poeta Pirone ha un’anima di zingaro e di beduino perché ha conosciuto il deserto. Scrive: “In certi momenti della notte, nel deserto, ti travolgono pensieri che non hanno nulla a che vedere con la logica del pensiero, ma sfiorano le emozioni della certezza. Adesso che sono seduto sulla mia pietra miliare, non sono in grado di guardare in nessuna direzione, non ho punti cardinali, sono soltanto il riposo che mi compensa di una lunga riflessione sul vero volto della mia fragilità esistenziale”.

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