È ufficialmente confermato l’appuntamento spirituale che da anni richiama fedeli e appassionati della montagna nel cuore della provincia di Caserta. La tradizionale messa del primo maggio si terrà presso l’eremo di San Salvatore, con inizio alle ore 10:30. L’annuncio è stato dato da padre Vincenzo D’Antico già in occasione della celebrazione del Lunedì in Albis presso la cappella di Loreto, rinnovando così un legame profondo tra le comunità locali e questi luoghi di culto sospesi tra cielo e terra.
L’eremo, arroccato su uno sperone roccioso a quota 900 metri sul versante del Pizzo San Salvatore (la vetta più alta dei Monti Trebulani con i suoi 1037 metri), non è solo un luogo di preghiera ma un balcone naturale che offre un panorama mozzafiato. Nelle giornate limpide, lo sguardo spazia dall’intera costa campana, passando per la penisola sorrentina, fino ad abbracciare il Golfo di Gaeta.
Negli ultimi anni, il territorio ha visto crescere un flusso di pellegrinaggio legato a una devozione popolare spontanea. Sul sentiero che dalla località Santella (tra Rocchetta e Croce e Formicola) si dirama nel bosco verso Nocce, i fedeli si fermano presso una croce dei Passionisti. Qui, un’immagine di una madonnina, apparsa negli ultimi anni per mano ignota, è diventata oggetto di venerazione: molti raccontano di trovare sollievo dai dolori pregando in quel punto. Il passaparola ha diffuso la notizia oltre i confini locali, si ipotizza che questa devozione possa avere radici storiche legate alla corte aragonese del castello vicino alle rovine dell’antica Cales, abitata dagli aragonesi fino al 1700.
Il contesto naturale che fa da cornice a questi eventi religiosi è di straordinaria bellezza e ricchezza ecologica. I Monti Trebulani, massiccio isolato che sovrasta la piana campana e la valle del Volturno, vicino alle sorgenti dell’acqua Ferrarelle e al vulcano spento di Roccamonfina, nascondono angoli selvaggi. Poco sotto la vetta del Pizzo San Salvatore si apre una grotta utilizzata come ricovero da capre selvatiche sfuggite al controllo umano, immersa in un paesaggio di falesie e rocce. La fauna locale è abbondante e variegata: cinghiali, scoiattoli, lupi e uccelli rapaci come poiane, falchi e bianconi popolano questi boschi.
Oltre al valore spirituale e naturalistico, il territorio custodisce antiche testimonianze archeologiche spesso sottovalutate. Tra cisterne e muri romani affiorano i resti di chi, secoli fa, trovò rifugio su queste montagne dopo la caduta dell’Impero Romano.

Commenti
Posta un commento