Sul tema del Lavoro e del 1° Maggio interviene con una nota l’avv. Maria Rosaria Pilla, presidente provinciale di Salerno e vicepresidente generale del Movimento Cristiano Lavoratori: “Parafrasando una celebre canzone di Celentano, possiamo dire che chi fa la guerra non lavora, ovvero non solo non costruisce a favore del lavoro ma lo combatte, contribuendo a impoverirlo su tutti i fronti”. Il riferimento è agli effetti negativi di quella che ormai può essere considerata un’economia di guerra, con strascichi sulla capacità di spesa delle famiglie, sull’impoverimento dei salari, la disoccupazione e lo scoraggiamento di nuove assunzioni. Per il Movimento Cristiano Lavoratori, da sempre, la celebrazione della giornata del Primo Maggio assume un’importanza fondamentale. “Il lavoro non è mai stato per noi una semplice ‘occupazione’ – precisa Pilla - esso attiene alla sfera della dignità della persona, alla luce della Dottrina Sociale della Chiesa ed è nostro dovere stimolare interventi, sollecitare strategie, evidenziare possibili sostegni. Andando subito sul concreto, “per questo 2026 riteniamo si debba intervenire al più presto con una tassazione agevolata per i nuclei familiari: più figli, ma anche più persone fragili a carico, meno tasse sul lavoro. È l'unico modo per combattere davvero quello che è ormai un vero e proprio inverno demografico. È tempo di intervenire anche per porre freno al drammatico impatto delle guerre e delle conseguenti crisi geopolitiche sul lavoro. Ormai la crisi si fa sentire anche per chi ha un regolare lavoro, entra nelle tasche già bucate di chi deve fare conti sempre più serrati per giungere a fine mese”. Pilla sottolinea che l’aspetto più preoccupante è proprio l’effetto domino che trascina anche i comparti più insospettabili dell’economia, finendo per ridurre sempre più il portafogli dei lavoratori e delle famiglie: “Viviamo in un’economia dell’incertezza. Le tensioni internazionali, come quelle in Ucraina, in Medio Oriente e nel Mar Rosso, hanno influenzato i flussi energetici e commerciali e colpiscono il lavoro in diversi modi. Uno di questi riguarda i costi delle materie prime: se l'energia costa di più, le imprese italiane tendono a ridurre i margini. Questo si traduce in un blocco delle assunzioni o, peggio, nel ricorso alla cassa integrazione. C’è poi una conseguente insicurezza degli approvvigionamenti: molte aziende, per paura di restare senza componenti, stanno diminuendo la produzione. Tutto questo porta a uno scoraggiamento negli investimenti: non si investe in nuovi impianti e in nuove assunzioni se l'orizzonte è offuscato da venti di guerra”. Il paradosso è che “nonostante il lieve rialzo, in conseguenza di recenti ed esigui rinnovi di contratto, i salari dimagriscono, poiché continua a restringersi il potere di acquisto. I rincari di petrolio e gas causati dai conflitti si sono trasformati in questi giorni in rincari assurdi dei carburanti: un litro di gasolio o benzina costa più di un litro di latte e la mazzata a fine mese, soprattutto per chi non può fare a meno dell’auto e insostenibile”. Da più parti è stata sollevata l’ipotesi di rendere gratuiti i trasporti pubblici in questa situazione di emergenza nazionale. “Perché non prenderla sul serio? Perché non farlo per davvero? Ci sarebbero vantaggi anche sul piano civico e di cultura ecologica. Si andrebbe, infatti, a far riscoprire la praticità e l’utilita di utilizzare in maniera frequente i mezzi di trasporti pubblici, un evidente cavallo di ritorno positivo per quando la situazione generale andrà a ristabilirsi”. Intanto, andare al lavoro, per il costo dei trasporti sta diventando un lusso, come già lo era pagare le bollette: “Il risultato è che la ‘classe media’ del lavoro si assottiglia, spingendo sempre più persone verso quella fascia che definiamo ‘lavoro povero’, dove pur avendo un contratto, non si riesce a far fronte ai rincari energetici”. La guerra, ribadisce Pilla “Non si combatte solo con le armi, ma anche difendendo la stabilità del lavoro. Se il lavoro crolla sotto il peso dei costi geopolitici, la tenuta democratica del Paese è a rischio”. Pilla ricorda che centrale rimane l’impegno per le famiglie, come già ribadito più volte da Alfonso Luzzi presidente Mcl: “Sin dall’inizio, dal suo primo insediamento, Luzzi ha ribadito che è necessario aumentare le politiche che le imprese devono adottare per favorire un maggior equilibrio tra la vita lavorativa e quella personale; è un investimento importante che il Paese deve fare per il futuro del nostro sistema di welfare e per combattere la denatalità”. Un ultimo riferimento, in occasione del Primo Maggio, è alla nuova prospettiva aperta dall’AI: “Le derive dell’Intelligenza Artificiale e lo strapotere degli algoritmi non si combattono solo stigmatizzandoli. Non serve a nulla. In un'epoca di transizione tecnologica, restare aggiornati è l'unica vera forma di protezione contro la disoccupazione. Ogni lavoratore dovrebbe avere una sorta di "zainetto" di ore di formazione retribuita, finanziato dallo Stato e dalle imprese, da spendere non per corsi generici, ma per acquisire competenze spendibili nell'economia verde e digitale, nella conoscenza e quindi nell’utilizzo guidato dell’AI. È ipotizzabile anche agevolare fiscalmente le aziende che assumono giovani affiancandoli a lavoratori prossimi alla pensione. In questo modo si evita la dispersione del ‘saper fare’ artigiano e industriale e si garantisce al tempo stesso un ingresso protetto ai ragazzi”.

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