TEANO La Mostra per Artemisia del Centro Italiano Femminile di Teano affascina i visitatori e ricorda a tutti un’icona di emancipazione, forza e talento femminile.
(di Paolo Mesolella) Anche quest’anno, in occasione della Giornata Internazionale della donna, il Centro Italiano Femminile di Teano ha inaugurato una interessante mostra d’arte ispirata alla grande Artemisia Gentileschi. Un simbolo di bellezza e bravura, un’ icona di emancipazione, forza e talento nel Seicento. Prima donna ammessa all'Accademia delle Arti del Disegno di Firenze, ha ribaltato i pregiudizi di genere, rappresentando nelle sue tele eroine bibliche forti, indipendenti e non sottomesse, riscattandosi da una vita segnata dalla violenza e dai soprusi. Una donna straordinaria che con i suoi dipinti, ma anche con molte delle sue lettere e persino nei verbali del suo processo per stupro, ha manifestato una forza d’animo incredibile. Una donna diventata un simbolo femminista per la sua resilienza, la sua indipendenza e per le bellissime eroine dei suoi quadri. Ieri sera, nella sala espositiva dell’Annunziata a Teano, è stata inaugurata un’interessante mostra d’arte a lei dedicata con un’introduzione della critica d’arte Anna de Core ed un saluto da parte della presidente del CIF sidicino la prof.ssa Maria Antonietta Polito. Presente anche la vicepresidente del CIF di Teano Anna Faella Medici che ha curato l’organizzazione dell’evento. Tra le opere esposte “Una di noi” di Rita Feola (olio su tela) che ripropone uno dei ritratti più iconici di Artemisia a lavoro. Artemisia effigiandosi mentre dipinge, crea dell’immagine una duplice valenza: la donna reale e la donna “pittora”. Con un gesto politico e poetico ne definisce la legittimazione intellettuale. Interessante anche la tela di Maria Comparone “L’allegoria dell’inclinazione”. La reinterpretazione della personalità di una giovane donna pittrice che emerge dalle nubi con la conturbante sensualità di un bel corpo nudo di donna. Artemisia è nata a Roma nel 1593. Suo padre, Orazio Gentileschi, fu un artista di successo e le insegnò il mestiere fin dall’infanzia. Aveva tre fratelli, ma lei fu l’unica in famiglia a ereditare il talento paterno. Poiché le donne non potevano studiare nelle accademie di belle arti della città, il padre le trovò un tutore, Agostino Tassi, che la violentò a 17 anni. Ricevette commissioni dal Granduca Cosimo II de’ Medici e da sua moglie Cristina. Fu amica personale di Galileo Galilei, con il quale si scrisse per anni, e in quel periodo dipinse alcune delle sue opere migliori, come l’”Allegoria dell’Inclinazione” per il nipote di Michelangelo Buonarroti e una seconda versione della sua “Giuditta che uccide Oloferne”. Ebbe quattro figli e una figlia, anche se solo quest’ultima raggiunse l’età adulta. Nel 1621 si separò dal marito e tornò a Roma. Napoli divenne la sua seconda casa e vi dipinse per la prima volta gli affreschi per il Duomo di Pozzuoli in secoli in cui le pale d’altare e le grandi opere venivano commissionate solo agli uomini. Per 40 anni ha dipinto temi storici e biblici con le donne come protagoniste. Le sue Giuditta, Cleopatra, Lucrezia, Susanna, Danae sono forti, violente, indipendenti, sicure, sensuali. E molte di loro si ispirano all’autrice. In una delle sue prime opere, “Susanna e i vecchioni”, che ha dipinto a soli 17 anni e che ha riprodotto in altre occasioni, la protagonista non si offre agli uomini, ma li rifiuta con disgusto, forse un riflesso di ciò che lei stessa ha vissuto durante l’adolescenza e la giovinezza. La mostra “Artemisia” all’Annunziata di Teano è aperta anche sabato 7 e domenica 8 marzo dalle ore 9.30 alle 12.30 e dalle 17.00 alle 21.30





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