(di Paolo Mesolella) Il 9 marzo 1961, sul quotidiano “Il Giorno”, Pier Paolo Pasolini pubblica un reportage dall’India dove racconta il suo incontro con la religiosa albanese, in un poverissimo lebbrosario di Calcutta. Probabilmente il suo è il primo ritratto della santa apparsa su un quotidiano occidentale, scritto da un intellettuale ateo, comunista e omosessuale. La santa, a quel tempo, era praticamente sconosciuta. E Pasolini stava ultimando il suo film “Accattone” nelle sale dopo qualche mese, nel 1962. Pasolini pubblicò di nuovo il testo del suo incontro con Madre Teresa nel bel libro “L’odore dell’india”, pubblicato da Longanesi nel 1962. Oggi mi fa pacere pubblicare il ricordo della santa scritto da Pasolini a pagina 43 del libro che ormai è diventato introvabile:” “A Calcutta sono andato a conoscere Madre Teresa, una suora che si è dedicata ai lebbrosi. Ci sono 60 mila lebbrosi a Calcutta e vari milioni in tutta l’India. E’ una delle cose orribili di questa nazione, davanti a cui si è del tutto impotenti: in certi momenti ho provato dei veri impulsi di odio contro Nehru e i suoi collaboratori intellettuali educati a Cambridge.. Suor Teresa cerca di fare qualcosa: come lei dice, solo le iniziative del suo tipo possono servire, perché cominciano dal nulla. La lebbra, vista da Calcutta, ha un orizzonte di 60 mila lebbrosi, vista da Delhi ha un orizzonte infinito. Suor Teresa vive in una casetta non lontana dal centro della città, in uno sfatto vialone, roso dai monsoni e da una miseria che toglie il fiato. Con lei ci sono altre cinque, sei sorelle, che l’aiutano nella cura dei lebbrosi e, soprattutto, di assistenza alla loro morte: essi hanno un piccolo ospedale dove i lebbrosi vengono raccolti a morire. Suor Teresa è una donna anziana, bruna di pelle, perché è albanese, alta, asciutta, con due mascelle quasi virili, e l’occhio dolce, che, dove guarda, “vede”. Assomiglia in modo impressionante a una famosa Sant’Anna di Michelangelo; e ha nei tratti impressa la bontà vera, quella descritta da Proust nella vecchia serva Francesca. La bontà senza aloni sentimentali, senza attese, tranquilla e tranquillizzante, potentemente pratica… Ho conosciuto dei religiosi cattolici e devo dire che mai lo spirito di Cristo mi è parso così vivido e dolce”.


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