L’Amministrazione comunale, le Forze dell’Ordine,
la Chiesa e la Scuola guidano la comunità nella lotta al bullismo
A Vitulazio un incontro per costruire una rete educativa permanente contro le violenze tra pari e i rischi del web
Dal Plesso “Croce” un messaggio corale: prevenzione, responsabilità familiare e consapevolezza digitale come strumenti per tutelare le nuove generazioni.
Vi è un momento in cui il silenzio si trasforma in complicità, e un istante in cui una comunità sceglie di interromperlo. È quanto accaduto a Vitulazio, dove la parola si è fatta presidio civile e l’educazione argine morale contro una delle derive più insidiose del nostro tempo: il bullismo, nella sua dimensione quotidiana e in quella digitale.
Al centro dell’iniziativa l’Amministrazione comunale guidata dal sindaco Antonio Scialdone, protagonista di una strategia che negli anni ha posto l’educazione civica e la tutela dei giovani al vertice dell’azione pubblica. In tale cornice si è svolto l’incontro dal titolo “Bullismo e Cyberbullismo: conoscere per prevenire, agire per proteggere”, momento di confronto che ha riunito scuola, amministrazione, Forze dell’Ordine, Chiesa e associazionismo.
L’appuntamento, ospitato presso il Plesso “Croce”, rappresenta l’ultima tappa di un percorso volto a consolidare una comunità educante capace di riconoscere e prevenire le fragilità. Ad aprire il ciclo di interventi è stato il primo cittadino, che nel corso degli anni ha progressivamente costruito una rete istituzionale orientata alla crescita culturale
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del territorio. La sua azione politica si distingue per la costante attenzione al dialogo con il mondo scolastico, alle politiche giovanili e alla creazione di sinergie tra istituzioni civili, religiose e associative. Nel corso dell’incontro ha delineato il significato profondo dell’iniziativa:
«Questa mattina intendiamo testimoniare qualcosa di diverso: la presenza di questo tavolo dimostra che la rete sociale costruita negli anni si amplia e si apre a voi. Quando si parla di bullismo non esistono vincitori: chi agisce e chi subisce sono entrambi vittime, poiché in quel momento si nega la persona e il patto di reciproco riconoscimento».
Parole che hanno tracciato la rotta dell’intero incontro, richiamando il valore della responsabilità condivisa e della comunità quale spazio di crescita. Il sindaco ha quindi insistito sulla necessità di costruire una rete stabile: «Dobbiamo fare rete, sostenere le vostre fragilità e le vostre inquietudini. Nessuno deve sentirsi solo. Insieme possiamo edificare una Vitulazio forte, una comunità in cui nessuno rimanga indietro».
Sono seguiti i saluti dell’assessore delegato all’Istruzione, Francesco Di Gaetano, promotore dell’iniziativa insieme al sindaco, che ha rimarcato la centralità della scuola quale presidio educativo e luogo privilegiato di prevenzione, introducendo il confronto tra le diverse competenze presenti. A coordinare i lavori la giornalista Michela Formisano, che ha guidato il dialogo con lucidità e sensibilità:
«L’Amministrazione ha ritenuto opportuno avviare un ragionamento condiviso con tutte le istituzioni, dalla scuola alla Chiesa, dalle associazioni alla politica, chiamata a orientare le scelte legislative per la tutela dei cittadini più giovani».
Tra gli interventi più significativi, quello della dirigente scolastica Rossella Patricia Migliore, che ha evidenziato il mutamento del ruolo educativo della scuola:
«Oggi l’istituzione scolastica risente delle fragilità di una società in rapida evoluzione. Se un tempo il compito della scuola era esclusivamente l’istruzione, oggi siamo chiamati a svolgere funzioni educative sempre più ampie, spesso delegate da altri contesti».
Una riflessione che ha trovato eco nelle parole della sociologa Angela Detond, chiamata ad analizzare le radici sociali del fenomeno:
«La famiglia rappresenta il primo luogo in cui i ragazzi apprendono modelli comportamentali. Il gruppo, soprattutto in ambito scolastico, diventa lo spazio in cui si costruisce l’identità e in cui assume rilievo ciò che gli altri pensano di noi».
Il parroco don Valerio Lucca ha richiamato la dimensione etica del problema: «La parola che ci guida è dignità. Nel momento in cui entriamo in relazione con l’altro siamo chiamati a prendercene cura». A offrire uno sguardo operativo è stato il comandante della Stazione dei Carabinieri, Crescenzo Iannarella, che ha illustrato i rischi connessi alla dimensione digitale:
«I contenuti pubblicati in rete sfuggono al controllo di chi li diffonde. Prima di condividere foto o video è necessario riflettere: ciò che finisce online permane».
L’ispettore della Polizia Postale di Caserta, Giovanni Berriola, ha inoltre sottolineato il ruolo decisivo della famiglia, confrontandosi con gli studenti attraverso un dialogo
proficuo: «Quando intervengono le Forze dell’Ordine, il danno è già avvenuto. La prevenzione inizia tra le mura domestiche».
Il racconto di casi concreti ha reso tangibile la gravità del cyberbullismo, mostrando le conseguenze irreversibili della diffusione incontrollata di immagini e contenuti. Nel corso dell’incontro è emersa con forza la necessità di coinvolgere genitori e comunità in un percorso permanente di educazione e vigilanza, rafforzando un patto educativo che unisca tutte le agenzie formative del territorio.
La mattinata si è conclusa con un messaggio condiviso: il contrasto al bullismo non può limitarsi alla repressione degli episodi, ma richiede una rivoluzione culturale fondata su dialogo, responsabilità e presenza adulta. Difendere i più giovani significa riconoscere il valore della loro fragilità e trasformarla in forza collettiva. E Vitulazio, scegliendo di non voltarsi dall’altra parte, ha compiuto un passo decisivo verso una comunità più consapevole, più unita, più umana.

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