Al quarto piano del padiglione F, come spesso accade, si è formata una folla di pazienti e familiari in attesa di visite di controllo, visite specialistiche o, peggio, di iniziare la terapia. Si tratta di persone affette da patologie oncologiche o dei loro familiari.
È capitato che una visita programmata per le 9:30, dopo tre ore, non fosse ancora stata chiamata. I pazienti abituali del reparto riferiscono che questa situazione, purtroppo, è diventata la norma.
A supporto dei medici, alcune volontarie dell’Avo gestiscono le turnazioni e cercano di mantenere la calma tra i presenti. Tuttavia, una volta terminate le loro ore di servizio, la situazione può degenerare — come è accaduto oggi, 10 febbraio, quando un paziente ha alzato ripetutamente la voce per far valere ciò che riteneva i propri diritti sacrosanti.
Basta un’emergenza al pronto soccorso o una consulenza imprevista perché rimanga in reparto un solo medico, con conseguenti ritardi.
Un paziente in coda si sfoga: «Qui a Caserta e in Italia e cose proprio non vanno: code che non seguono alcuna logica, attese di oltre due ore per le terapie, mancanza di informazioni. Se non si muore per la malattia, qui si muore d’altro. Sono in fila da due ore e mezzo rispetto all’orario previsto, e nessuno mi dice quanto dovrò aspettare. Alcuni pazienti insistono per essere visitati da un medico specifico; altri protestano, ma poi sento sussurrare tra i presenti discorsi su come “passare avanti”.»


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