Teano. Giulia, Vincenzo, Gaia e Giorgia della classe 5^ Liceo Scientifico del Foscolo ricordano il prof. Antonio Migliozzi nel periodico “L’Indelebile”

(Paolo Mesolella) TEANO - In occasione della cerimonia di premiazione della seconda edizione del Co
ncorso di giornalismo “prof. Antonio Migliozzi” gli studenti del Foscolo hanno pubblicato un nuovo numero del periodico l’Indelebile, fondato dallo stesso professore. Nel numero appena diffuso ci sono alcuni ricordi degli studenti della classe 5^ Liceo Scientifico che hanno avuto la fortuna di conoscerlo e di apprezzarne le qualità professionali ed umane: Giulia Zarone e Vincenzo Migliozzi, Gaia De Pascale, Giorgia Licciardi. Scrivono Giulia e Vincenzo: “Bisogna prendere la vita con leggerezza, che leggerezza non è superficialità” ripeteva il prof. Migliozzi citando Calvino. Con leggerezza perché è una forma di intelligenza e non di evasione: bisogna essere seri senza diventare pesanti. Alleggerire non significa banalizzare, ma respirare meglio. ll prof. Antonio Migliozzi credeva fermamente in ciò. Con grande professionalità e umanità ha guidato i ragazzi a guardare oltre, a uscire fuori dall’ordinario: gli ha insegnato che quando la cultura libera invece di appesantire, diventa davvero nutrimento. Caro professore, ci rivolgiamo a lei con estremo rispetto, riconoscenza, ma specialmente con affetto. Quell’affetto che non ci ha mai abbandonati, anche ora che il silenzio ha preso il posto della sua voce. La sua assenza ha un peso estremo che grava sul cuore e sull’anima di ognuno di noi quotidianamente, ma i suoi insegnamenti, il suo modo unico di essere un insegnante, non hanno mai lasciato questi corridoi, quei banchi che ha attraversato con passo discreto, sempre con un giornale sotto il braccio, simbolo di uno sguardo sul mondo che non ha mai smesso di educare. Lei credeva profondamente nel potere della scuola,
ma non quella fatta di voti e regole. Credeva nel potere dell’ascolto, del fare squadra per aiutare chi ne aveva bisogno. Ci ha insegnato che la cultura non è un obbligo, ma un diritto, un atto d’amore verso se stessi e verso il mondo. Ci ha accolti sin dal primo giorno come un padre che accoglie i propri figli e li accompagna durante il cammino della crescita. Peccato che il suo cammino si è interrotto troppo presto. Nonostante ciò, non smetteremo mai di fare tesoro di ogni sua parola, e di ogni sua battuta che pur se apparentemente ironica, cercava di farci arrivare le verità del mondo, che fossero positive o negative. Amava profondamente Pinocchio e Il Piccolo principe, e ad oggi, capiamo perché. Due storie che parlando di trasformazione, di coraggio, ma soprattutto di legami, tematica a lei molto cara. Lei ci ha insegnato ad essere veri e a cercare l’essenziale con lo sguardo attento di chi sa leggere oltre le apparenze, proprio come Pinocchio che voleva diventare bambino. Nelle sue lezioni c’era qualcosa in più delle declinazioni e degli aggettivi: c’era un’etica, una coerenza e una fiducia contagiosa nel potere della cultura. E oggi che ci prepariamo a diventare adulti, a compiere scelte importanti, sentiamo il bisogno, di dirle grazie. Per aver sempre creduto in noi, anche quando eravamo i primi a non farlo. Per esserci stato nel momento giusto e averci regalato un bagaglio culturale senza eguali. Lei non è solo un ricordo: è un esempio. Vive ancora in ognuno di noi…e noi continueremo a camminare con quello che ci ha lasciato nel cuore”. Scrive tra l’altro Gaia De Pascale: "Il Professore Migliozzi era quel tipo di docente che aveva la capacità di lasciare un segno indelebile nelle persone. La sua profondità, il suo stile sempre diretto, sincero ed elegante, il suo tono schietto ma genuino, talvolta polemicamente satirico e la sua dedizione al rigore grammaticale… aspetti che rimarranno per sempre impressi nella memoria di chi lo ha conosciuto. Si è sempre prodigato per aiutare e supportare i suoi studenti, credendo fermamente in ciascuno di loro e ritenendoli “in gamba” allo stesso modo. Instancabile anche con chi rifiutava ogni tipo di aiuto e sebbene talvolta non immediatamente, i suoi sforzi hanno dato frutto in ogni situazione. Ricordare una persona così encomiabile in poche righe è riduttivo, ma è necessario imprimere tali concetti su carta affinché anche coloro che non hanno avuto l’opportunità di conoscerlo personalmente possano farlo”. Scrive infine Giorgia Licciardi: “Seppure per un breve periodo ,ho avuto l'onore di avere come insegnante di latino il professore Migliozzi… Era bello averlo in classe ed era bello avere la possibiltà di imparare da lui. Come potrò mai dimenticare il suo dare "del lei" a tutti? Come potrò dimenticare il suo portare la giacca e la cravatta ogni giorno? E l'ultimo messaggio che ha inviato alla classe, colmo di speranza nel rivederci presto? Non dimenticherò mai nemmeno i momenti di "panico" che mi assalivano quando mi chiamava all'improvviso e mi chiedeva di declinare un sostantivo. Sebbene inizialmente non lo capissi, il suo modo di fare mi ha aiutato a crescere. Ora che sto diventando grande ho scelto il mio futuro corso di studi, Lettere, e mi capita di pensare al professore chiedendomi se lui approverebbe. Mi sarebbe piaciuto dirglielo e mi sarebbe piaciuto dirgli di aver cambiato idea, dirgli che il latino non è inutile e che un giorno mi ritroverò a svolgere la sua professione”.

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