Ricordo dell' Eccidio di Sant' Anna di Stazzema ( Lucca) del 1944

(Maria Grazia Capanna) Caserta- Si vede il mare fino alla Corsica e l'Argentario, è già montagna Sant' Anna in provincia di Lucca con i suoi seicento metri
e dalle spiagge di tutta la Versilia si scorge il monumento alle 560 vittime di cui 394 identificate, ombelico del Parco nazionale della pace voluto nel 2000. E' una montagna che culmina con una via Crucis e una grande lapide ricostruita dopo che venti ad oltre duecento chilometri all'ora la mandarono in frantumi nel 2015, quella lapide che mette in fila i nomi degli innocenti uccisi settantatré anni fa dai tedeschi con l'aiuto dei fascisti. Oggi a Sant'Anna abitano poche decine di residenti: un borgo fatto di casolari sparsi sulle pareti di una valle che è un anfiteatro naturale, con i marmi delle Apuane a far capolino e i monti Leto, Gabberi e Ornato di guardia. Allora gli abitanti erano molti di più vi erano anche centinaia e centinaia di sfollati arrivati dalla costa, perché il paese tra le montagne era considerato più sicuro e i tedeschi praticamente li uccisero quasi tutti: 560 vittime, poi date alle fiamme assieme alle case quasi per provare a cancellarne ogni traccia. Non è mancata la visita delle più alte cariche istituzionali in visita in occasione del G7. Il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella,in visita rilasciò la seguente dichiarazione: «Il 12 agosto del 1944 si compì a Sant’Anna e nelle frazioni di Stazzema un eccidio tra i più sanguinosi ed efferati della Seconda Guerra Mondiale. Oltre cinquecento persone – donne, anziani, sfollati, tanti bambini – vennero trucidate senza alcuna pietà e molti dei loro corpi accatastati e bruciati. Uno spaventoso calvario, divenuto simbolo degli orrori delle guerre, della logica di annientamento delle SS, delle disonorevoli ed esecrabili complicità fasciste. La Repubblica riconosce in questo luogo di martirio, in questo sacrario civile, una delle sue più profonde radici. Dall’abisso del dolore e della sofferenza la comunità di Stazzema e, con essa, l’Italia intera, hanno trovato le forze per riscattare la disumanità degli oppressori, per edificare su basi nuove la dignità delle persone, la libertà per tutti, la democrazia, la pace. La memoria è la condizione che tiene unite le generazioni nel progredire dell’identità di un popolo, tiene vigili le coscienze perché violenza, odio, volontà di dominio non abbiano a prevalere. Oggi le guerre tornano a gettare le loro ombre spettrali, con la ferocia che la storia già ci aveva mostrato e che speravamo per sempre dissolta. L’eccidio di Stazzema, la ferita indelebile impressa nella nostra storia, rappresenta un pungolo per richiamare alla responsabilità di respingere la violenza dell’uomo contro l’uomo, per costruire convivenza, rispetto del diritto fra eguali. La centralità della persona umana e il valore della comunità in cui vive sono il lascito esigente di chi ha vissuto gli orrori e lavora per ricostruire».Roma 12.08.2005. Ma ripercorriamo insieme la storia : Quella mattina, il 12 agosto, data che non smette di stupire nel bene e nel male, correva l anno 1944 c' erano i tedeschi ma non solo loro." ..Con la bocca e metà volto coperti da una benda c'erano anche uomini e donne che parlavano italiano" raccontano ancora oggi in paese. Collaborazionisti. Insieme ai tedeschi calarono dal crinale che guarda Stazzema, da tre sentieri diversi, e chiusero Sant'Anna ad imbuto. Un'azione premeditata e studiata. Rastrellarono chi poterono e uccisero chiunque trovarono: donne, uomini e bambini. Per quasi cinquant’anni la memoria delle 560 vittime innocenti di Sant’Anna di Stazzema, tra cui moltissime donne e bambini, è stata dimenticata dal nostro Paese. Eppure, subito dopo la fine della guerra, giunsero a Sant’Anna diverse Commissioni investigative, prima inglesi, poi americane, infine, prima del processo di Bologna, italiane: le nuove autorità ricostituite, polizia e carabinieri, ascoltarono i superstiti, raccolsero informazioni, stilarono rapporti. Nelle testimonianze rese vennero narrati i fatti ed identificati anche alcuni soggetti coinvolti nella strage, soprattutto collaborazionisti italiani. Ma tutta questa documentazione probatoria sembrò sparire nel nulla. I parenti delle vittime ed i superstiti manifestarono apertamente ed in molte sedi,come documentato da una serie di telegrammi inviati all’allora Ministero della Guerra ed alle Corti militari alleate, in cui molti superstiti chiedevano di essere ascoltati come testimoni, il proprio disappunto per la quasi totale assenza delle istituzioni, sia per quanto riguardava il supporto materiale e psicologico ai superstiti, sia per la mancanza di risultati nelle indagini condotte. Molti chiesero fin da principio l’inclusione dell’eccidio del 12 agosto 1944 tra i capi d’accusa contestati al Feldmaresciallo Kesselring, cosa che non avvenne. Nel 1948, nell’ambito del processo al gen. Max Simon, comandante della XVI Panzergrenadierdivision SS, tenutosi a Padova da un Tribunale militare inglese, alcuni superstiti dell’eccidio di Sant’Anna furono finalmente ascoltati come testimoni. L’eccidio di S.Anna risultava come uno dei sei capi d’imputazione attribuiti a Simon. Per tale crimine, come per tutti gli altri, il Comandante Simon fu riconosciuto colpevole, e condannato a morte per fucilazione; condanna commutata in ergastolo nel 1948. Simon fu infine graziato. L’Eccidio di S.Anna fu capo d’imputazione anche nel processo, celebrato nel 1951 presso il Tribunale Militare di Bologna, da Corte militare Italiana contro il Maggiore Walter Reder, Comandante del XVI Gruppo Esplorante SS. A differenza degli altri capi d’accusa a lui imputati (Marzabotto, Bardine - S.Terenzo), per il massacro di S.Anna, Reder fu assolto per “ insufficienza di prove” con sentenza emessa il 31 ottobre 1951. Da allora, dal 1951, la memoria dell’eccidio di Sant’Anna di Stazzema è caduta in una sorta di oblio. Non si seppe che fine avessero fatto le indagini giudiziarie, gli esecutori materiali non erano stati individuati: per Sant’Anna sembrava non ci fossero colpevoli. Il paese era ancora del tutto isolato: non c’era strada, non c’era telefono. Per i pochi rimasti a combattere perché si facesse giustizia, era estremamente difficile farsi ascoltare. Fino alla prima metà degli anni ’90, nessuno parlò più di Sant’Anna di Stazzema. Le motivazioni sono molte e controverse. Sicuramente ebbero un peso decisivo questioni di diplomazia internazionale nel dopoguerra e il timore dei successivi governi di riaprire ed affrontare con trasparenza una delle pagine più buie della storia del nostro paese. Le prime informazioni sulle responsabilità dell’eccidio emersero nel 1995 quando, su richiesta ufficiale del Comune di Stazzema e dell’Associazione Martiri di Sant’Anna, vennero inviati dall’Archivio di Stato americano, i fascicoli desecretati dopo 50 anni relativi alle indagini compiute dalle Commissioni Investigative nel periodo immediatamente successivo all’eccidio. Non fu una risposta a un'azione partigiana, ma un'azione terroristica pianificata per distruggere il paese, spezzare il legame tra la popolazione e i partigiani e soggiogare i civili con il terrore, come accertato dalla magistratura militare, 560 persone massacrate in poche ore. L'eccidio è ricordato come uno dei peggiori crimini di guerra commessi in Italia, simbolo della brutalità nazifascista e della volontà di annientamento della resistenza civile. Questa strage riporta alla memoria un comparabile eccidio di civili a Sparanise che per tale motivo fu insignita della Medaglia all' onore Civile fortemente voluta dal sindaco Antonio Merola e dalla sua Amministrazione. Fu Infatti il suocero Vittorio Feola tesserato storico dell' A.N.C.R. della all' epoca vicesindaco Giovanni Senese a rilasciare un' intervista su come erano andati i fatti che portano a scatenare la furia omicida dei nazifascisti in seguito al furto di una borsa lasciata sul sedile del sidecar che parrebbe fu lasciata dall' ufficiale tedesco mentre era all' interno dell' abitazione di una donna che svolgeva per gli ufficiali servizio di interprete.Fu consumato in quei momenti "il furto ", la borsa parrebbe contenesse mappe militari della linea Maginot e dunque le strategie di bombardamento e di attacco da Sparanise - Cassino il quartiere generale degli ufficiali del Furer era lo ricordiamo in via Corte Marinelli precisamente a "Villa Marinelli" .Molti libri sono stati scritti compresi quelli del nostro redattore " La guerra addosso " del 2005 secondo cui si apprende che riguardo all' eccidio nazista di Sparanise le testimonianze orali non sono concordi nella ricostruzione dei fatti storici , sia in relazione alle cause che determinarono l’ eccidio che al numero di morti in Via de Renzis . La commissione straordinaria che amministrò l' Ente fino al 2024 organizzò una cerimonia commemorativa in ricordo delle vittime civili ,alla presenza del viceprefetto Perrotta e del dottore De Angelis con la celebrazione della Santa Messa officiata nella Chiesa Madre dal prete Liberato Laurenza, seguita dall'esibizione della Fanfara dell'Esercito Italiano ottenuta grazie all' intervento del Colonnello Isacco della Comfosud. La fanfara accompagnò la Deposizione delle corone corone deposte in memoria dei caduti in Piazza Giovanni XXIII°, in piazzetta Ranucci in onore del carabiniere Antonio Mancino e in via Martiri 22 Ottobre. In merito ai fatti , luoghi e circostanze possiamo solo dire che è compito di ogni cittadino libero di non contribuire a realizzare " una probabile ipotesi di nuovo conflitto bellico" per sfuggire ad una giustizia che lavora da anni, fortemente ostacolata una magistratura che difende il diritto legittimo di poter condannare anche le istituzioni e i loro rappresentanti qualora si materializzano e configurano reati penali volti a occultare e negare il principio della democrazia della legge e della verità.

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