Religioni. Antiche preghiere orali di Terra di Lavoro

Un gruppo di fedeli, storici per passione di Calvi Risorta, hanno svolto nel 2011 un lavoro di ricerca di antiche preghiere, tramandate oralmente dal medioevo. Si tratta di un responsorio e una preghiera "Verbo di Dio" recitate in maniera diversa a seconda del paese, anche vicini, di provenienza.   
Sono stati intervistati anziani signori dei paesi, tra cui Giuseppa Parisi che piú di tutti ha contribuito alla ricerca del “Responsorio e Verbo di Dio”. Le preghiere, essendo tramandate oralmente, hanno subito delle variazioni, così il gruppo di ricerca ha scelto come versione più vicina all’originale quella recitata a Rocchetta e Croce nei pressi delle rovine dell'antica città romana di Cales. Il piccolo borgo è stato per centinaia di anni come una famiglia allargata e solo nell’ultimo secolo c’è stata ‘contaminazione’ con altre genti dei paesi sottostanti. Nell’antico borgo montano si ritiene che si siano rifugiati proprio gli abitanti dell’Antica Cales quando i Saraceni abbandonarono quelle terre che avevano a lungo occupate.

Il responsorio è una forma molto antica di divinazione popolare, un tempo praticata per avere risposte sui quesiti in pena, per avere notizie su figli partiti e non ancora tornati, per grazie e miracoli. Viene invocata l’intercessione di un Santo, della Madonna o di entrambi come nel responsorio preso in riferimento. Il Responsorio riprodotto sotto veniva recitato in seguito alla liberazione del Papa Martino (Santo Nasso) imprigionato dall’imperatore Costante II di Bisanzio, nel 653 dc, proprio nell’isola di Nasso, in Grecia. Tramandato oralmente per 40 generazioni, in diverse varianti, è ancora molto diffuso nell’Italia Meridionale. Sopratutto nei paesi toccati dalla via Appia che dove il papa fu volutamente mostrato prigioniero dall’imperatore, durante il passaggio che da Roma l’ha portato a Brindisi, prima di essere imbarcato per l’isola greca.

Il Papa restò prigioniero circa un anno nell’Isola, la notizia del suo arresto si diffuse in tutta l’Italia Meridionale e divenne oggetto di preghiere. Alla sua morte il Papa, per ricambiare le preghiere ricevute, divenne oggetto di culto per i molti miracoli dovuti alla sua intercessione. E’ tutt’ora venerato come santo sia dai cattolici che dagli ortodossi. La preghiera è raffigurata in diversi dipinti bizantini come la raffigurazione di San Giovanni Evangelista insieme a S. Elena in alcune grotte e catacombe proprio come quelle dell’Antica Cales.

RESPENSORIO IN NAPOLETANO
Santa Lena che a Roma venisti e che ‘nguollo purtasti a croce e Cristo, chessa grazia ca te cerco famm’la pe’ Maria e famm’la pe’ carità e falla pe’ chillo trono ca ricevist’ ra santissima Trinità.

Je te manno addò Maria comme misera peccatrice e Maria responne e dice: A’ o rusario n’a mancà , ca l’ora ca mo pierd je t’a faccio vuaragnà e ra l’anema ‘egli angeli je te facce accumpagnà.

Regina ‘n cielo e divina maestà per la tua povertà e per la tua santità chello c’aggio perduto fammelo truà. Mo’ te presento ‘stu rusario cu ‘sta sorta e litania, si parola ce mancasse, pentimient’ nun ce fosse.

Tuone e lampe statte a rasso a cient’ miglia e a cient’ passe Stammo a casa e Santunasso. Santo Nasso e Santo Simone stammo a casa e nostro Signore.

RESPENSORIO IN ITALIANO
Sant’Elena che venisti a Roma con la croce di Cristo sulle spalle questa grazia che ti cerco fammela per la carità di Maria e fammela per quel trono che ricevesti dalla santissima Trinità

Ti prego di andare da Maria come una misera peccatrice e Maria risponde e dice: non devi mancare di recitare il rosario, perchè l’ora che ti sembra perdere per recitarlo, io te la faccio guadagnare e dall’anima degli angeli ti faccio accompagnare.

Regina in cielo e divina maestà per la tua povertà e per la tua santità quello che ho perso fammelo trovare. Adesso ti recito questo rosario con questa sorta di litania, se dovesse mancare una sola parola, non sarebbe valido.

Tuoni e lampi restate lontani a cento miglia e a cento passi Stiamo nella casa di Santo Nasso Santo Nasso e Santo Simone Stanno a casa di nostro Signore


VERBO E DIO IN NAPOLETANO
‘Na croce vauta e bella cu’ nu vraccio ‘n gielo e ‘nato ‘n terra a croce s’ acalau e Gesù Cristo l’abbracciava e tutti noi abbraccerà ; ma dove ci porterà?

‘Int a nu campo e sciur, addò a 33 anni ‘sieme a San Giuannelista, che cu nu libro e oro mani, leggenne e scrivenne peccatori e peccatrici.

Chi sape o verbo e Die che s’o dice, chi no, che s’o faccia ‘mbarà, ‘che ‘n punto e morte ‘i serà addummannato. Piglia na mazza e fico e n’ata e marianato e vatti ‘n capo a stu scemo, sciocco e scellerato pecchè è stato tant’anni ‘ngoppa o munno e ancora ‘o verbo e Die nun s’a ‘mparato.

Chi s’oddice tre vote a matina nun à paura e male morì. Chi s’oddice tre vote inte e campe nun à paura nè re truone nè re lamp’ Chi s’oddice tre vote e notte nunnà paura e mala morte. Chi s’oddice tre vote inta chiesa cunsacrata l’anima ra lo fuoco sarà liberata.


VERBO E DIO IN ITALIANO
Una croce alta e bella con un braccio al cielo ed un altro in terra, la croce si abbassò e Gesù l’abbracciava per abbracciare tutti noi; ma per portarci dove?

In un campo di fiori dove a 33 anni con San Giovanni Evangelista con un libro di oro in mano, leggeva e scriveva peccatori e peccatrici

Chi conosce il verbo di Dio, lo reciti, chi non lo sa, lo impari, perchè in punto di morte gli sarà domandato e con una mazza di fico e di melograno sarà battuto il capo all’uomo scemo, sciocco e scellerato che ha vissuto tanti anni sulla Terra senza impararlo.

Chi lo recita tre volte la mattina non ha paura di morire malato Chi lo recita tre volte nei campi non ha paura né dei tuoni, né dei lampi Chi lo recita tre volte di notte non ha paura della morte violenta. Chi lo recita tre volte in una chiesa consacrata, la sua anima dall’inferno sarà liberata.



Aggiornamento al 19 gennaio 2026

La preghiera per allontanare il male che viene dalla Spagna.

Infine una preghiera che ai tempi della ricerca non fu divulgata perché di difficile traduzione: era riportata oralmente in un latino maccheronico e anche con l'aiuto di professori di latino non fu possibile cavarne nulla di rilevante.
Oggi, invece, grazie all'Intelligenza Artificiale, è stato possibile ricostruire la preghiera in maniera molto verosimile; eccola. Si tratta di una invocazione a Dio chiedendo l'intercessione della Madonna Salute al fine di alleviare i dolori dei sofferenti, per allontanare il male e in generale una preghiera di guarigione.


Grazie all’intelligenza artificiale, è stata ricostruita un’antica preghiera di guarigione, tramandata per secoli nelle campagne della Terra di Lavoro. Un testo che, fino a oggi, era rimasto incomprensibile, e quasi dimenticato, per la sua forma linguistica ibrida, vagamente simile al latino ma inaccessibile ai filologi.
Nel 2011, un gruppo di ricerca dell’ArcheoClub di Calvi Risorta intraprese un’indagine sul campo, intervistando soprattutto anziani nei paesi della zona alla ricerca di tradizioni orali e testi religiosi popolari. Tra le scoperte: dei “respensori”, un’intercessione a Sant’Elena, un adattamento popolare del Vangelo secondo Giovanni, e una preghiera di guarigione in un idioma incomprensibile. Proprio per questa sua oscurità linguistica, la preghiera non fu inclusa nei risultati ufficiali della ricerca.
Giovanni Parisi, all’epoca membro del gruppo: «Ricordo che consultammo diversi professori di latino, nella speranza di decifrarne il significato. Ma ogni tentativo risultò vano: le parole non corrispondevano a nessun termine classico o volgare conosciuto».
Oggi, a distanza di quasi quindici anni, l’Intelligenza Artificiale ha permesso di ricostruire una versione verosimile del testo. Come è stato possibile?
«È stato sorprendentemente semplice», spiega Parisi. «La difficoltà che incontrarono i professori all’epoca era legata alla necessità di confrontare manualmente migliaia di varianti lessicali. Oggi, invece, abbiamo chiesto all’IA di cercare, nel suo vasto corpus linguistico, il termine latino che più si avvicinava a ciascuna parola della preghiera. In pochi minuti, ha prodotto una ricostruzione coerente e plausibile».
L’uso dell’Intelligenza Artificiale in ambito storico e linguistico rappresenta una svolta epocale. Non si tratta di “inventare” il passato, ma di “ricostruirlo” con strumenti nuovi, senza perdere il rispetto per la sua complessità. L’IA, in questo caso, non ha creato nulla: ha semplicemente aiutato a leggere ciò che era già lì nascosto, ma non perduto.
La preghiera, riportata qui sotto nella sua forma originale e in quella ricostruita, veniva tramandata oralmente, da generazione in generazione, nelle comunità agricole del Casertano. Non esiste una versione “perfetta”: ogni persona che la imparava a memoria la modificava, talvolta per migliorarla, altre per errore. Una delle ultime a conoscerla fu Maria Grazia Fusco, detta Caterina, nata a Giano Vetusto il 3 luglio 1924 e scomparsa a Calvi Risorta il 17 dicembre 1997. Fu proprio dai suoi amici e parenti che l’ArcheoClub ottenne il testo. La versione in italiano è una variante dell'orazione adoperata da Caterina e oggi è a rischio di scomparsa
Le sue origini potrebbero risalire all’epoca dei monaci basiliani, che diffondevano riti di guarigione nelle comunità rurali. Oppure deriva dagli Aragonesi, presenti fino al 1703 nella zona. In Spagna infatti si trovano preghiere simili, come quelle legate a Nostra Signora del Pilar a Zaragozza, che prevede il rito di cingere la fronte del malato con un nastro o un panno benedetto, un gesto simbolico di protezione e guarigione.
I veneziani hanno fatto proprio il culto della Madonna della Salute adottando un'icona proveniente da Creta, la Mesopanditissa, venerata nella Basilica di Santa Maria della Salute. Tuttavia, l'icona più rappresentativa della Madonna è probabilmente quella tanto cara al pontefice Francesco, che si trova nella Basilica di Santa Maria Maggiore, dove è sepolto. In generale, le orazioni alla Madonna della Salute sono tipiche in tutta Italia e la preghiera di Caterina é una delle tante.

Preghiera per le sofferenze nella versione popolare originale


“Benedici Tibi, Benes Convertati viotiure et sereno molto mesta
Diot salvamet seon miseri perto vior
ognius date nobis et vobis salutem corporis
o per exfelat corporis tui satis cum olà furiondo male patis
per prevedentione eius filose
provvedeste mei Spirito Santo Amen”.



Versione popolare traduzione arcaica letterale in latino

“Benedicamus Tibi, bene convertati vivimus et serenus multum modesti.
Deus salvum me fac, sine miseri perditus vir.
ognius date nobis et omnibus salutem corporis
o per exhalare corporis tui satis cum ora furiosus male patis
per providentiam Passionis Filii tui
Providete mihi Spirito Santo Amen”.



Traduzione in italiano letterale

Benediciamo te, noi credenti viviamo bene sereni e umili.
Dio, salvi me, misero uomo perso.
Date sempre a noi tutti la salute del corpo (e dell’anima).
(poi rivolto al sofferente)
Per le nostre molte preghiere, allontana il male furibondo patito dal tuo corpo,
attraverso la provvidenza della Passione del Tuo Figlio. 
(il sofferente)
Provvedi a me, Spirito Santo. 
(tutti)
Amen.

Interpretazione universale per le sofferenze

Si invoca l'intercessione della Madonna o di un santo Patrono

Noi credenti che viviamo nel bene, sereni e umili, Ti benediciamo!
Dio salvi me misero peccatore.
Doni sempre a tutti noi la salute del corpo (e dell'anima).
Per le sofferenze dell'uomo, le nostre preghiere allontanino il male furioso,
attraverso la passione di (Gesú Cristo) tuo figlio.
Aiutateci per mezzo dello Spirito Santo
Amen 

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