Editoriale. Ricordo del Vescovo Raffaele Nogaro, testimone e difensore di don Peppino Diana

(di Paolo Mesolella) CASERTA Vorrei ricordare anche io il Vescovo Raffaele Nogaro di Caserta. Voglio parlane con poche parole, senza lunghi discorsi, per quello che ha fatto per i casertani e gli immigrati
. Non basterebbe un articolo, per quanto lunghissimo per definire il suo profilo. Io perciò voglio parlare di mons. Nogaro per l’amore che condivideva con don Peppino Diana, il martire di Terra di Lavoro, del quale scrisse anche un’interessante biografia, nel mese di settembre 2014, per la casa editrice Il pozzo di Giacobbe. Allora erano trascorsi 20 anni dalla morte di don Peppino Diana, il giovane parroco di Casal di Principe ucciso dalla camorra. Il suo amico Raffaele Nogaro, per tanti anni vescovo di Caserta, non ha mai smesso, dal giorno dell’omicidio di difenderne la memoria, di sostenere i genitori, il fratello e la sorella nella richiesta di giustizia, di affermare la testimonianza nel sangue di don Peppino come martirio. Nel suo libro “Peppino Diana, il martire di Terra di Lavoro”, il vescovo Nogaro offre un’intensa e sofferta riflessione sul senso dell’impegno cristiano di don Peppino Diana e sulla fedeltà al sacerdozio ispirata alla Bibbia che furono la causa della sua morte, e anche la grandezza esemplare della sua vita. Mons. Raffaele Nogaro, originario di Gradisca di Sedegliano (1933), fu nominato vescovo di Sessa Aurunca nel 1982 e poi di Caserta nel 1990: è stato per diversi anni anche vescovo emerito di Caserta, “costante riferimento dei migranti, dei disoccupati, dei cassintegrati e dei malati di tutta la Campania. Non ha avuto timore di dormire di notte con gli operai nelle fabbriche occupate o di mettersi alla guida di cortei. Si è opposto ai respingimenti in mare, alle espulsioni di massa, ai Centri di Permanenza Temporanea. Ha condannato tutte le guerre italiane mascherate da missioni di pace dall’Iraq ai bombardamenti italiani della Serbia, all’Afganistan. Ha denunciato tutte le forme di collateralismo politico. Ha sostenuto quanti si sono presi cura delle vittime della tratta degli esseri umani. Tra i suoi numerosi libri sono certamente da ricordare “Le facce dell’uomo (1997), i risparmi della Chiesa (1997), Ero straniero e mi avete accolto. Il Vangelo a Caserta (2010), “Gesù, l’amore oltre la verità” e l’ultimo ”90 anni di radicale mitezza (2024) un piccolo ma prezioso libretto che ricorda il suo percorso e l’orizzonte che ha indicato e continuerà a indicarci. Una buona occasione per rileggere i suoi scritti e conoscere meglio questa straordinaria figura di prete – vescovo ribelle, scomodo, controcorrente e a volte perfino “comunista”.

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