Francesco Crispi, l' affondamento 19 Aprile 1943.

(Maria Grazia Capanna)- Attorno alle ore 14.30 a Largo di Bastia Corsica ,il Crispi, viene intercettato e colpito con tre siluri dal sommergibile inglese H.M.S. Saracen che era in agguato a 18 miglia da Punta Nera (Isola d’Elba). Il Piroscafo mercantile "Francesco Crispi" deve il suo nome all' omonimo Francesco Crispi una figura di spicco del Risorgimento, organizzatore della Rivoluzione siciliana del 1848 e sostenitore della Spedizione dei Mille, sue riforme, come quella sanitaria basata sull'idea che il benessere del popolo sia fondamentale per la salute dello Stato, sono associate al suo nome il termine "crispino": è un aggettivo derivato dal nome di Crispi che storicamente si riferisce alla sua politica e alle sue azioni. Il piroscafo, pesantemente danneggiato, affonda in soli 16 minuti. Del convoglio, formato dalla Crispi con 1300 uomini a bordo, faceva parte la nave trasporto "Rossini", alcune navi ausiliarie ed era scortato dal cacciatorpediniere "La Masa". Tre sono i micidiali siluri andati a segno che fecero scomparire negli abissi di un mare profondo il Francesco Crispi. Durante il conflitto, per le operazioni di trasporto delle truppe, spesso venivano utilizzate vecchie navi riadattate al servizio militare; in questo caso era stato utilizzato il piroscafo Francesco Crispi con stazza di 7600 tonnellate, probabilmente una nave postale risalente alla fine degli anni Venti. Assieme al Crispi vi erano anche la Rossini, un’altra nave da trasporto, il cacciatorpediniere G. La Masa, una nave ausiliaria armata e una nave ospedale. Battaglie micidiali per il controllo dei mari alla vigilia e dopo lo sbarco alleato di 72 anni fa in Sicilia. In uno scenario nel quale ai tedeschi era stato all’inizio fatto credere che gli americani potessero arrivare prima in Sardegna per usarla come testa di ponte, tutto il Mediterraneo nord occidentale era al centro di scontri navali pesantissimi. È in questo spaccato di storia che il 19 aprile 1943 viene affondato dal sommergibile Saracen il Francesco Crispi, un mercantile costruito nei cantieri di Trieste nel 1928 e riadattato per il trasporto truppe. Tra le 943 vittime, 534 granatieri e 409 soldati di altre armi. Molti i sardi Solo 357 i sopravvissuti. Attorno alle 14.30 di quel giorno era la settimana santa e dunque da poco trascorsa la Domenica delle Palme , il Crispi viene colpito con tre siluri dai britannici, in agguato a18 miglia da Punta Nera, nell’Isola d'Elba. Il piroscafo, pesantemente danneggiato, affonda in 16 minuti. Il 14 agosto successivo sarà la volta del Saracen, pressato dalle corvette italiane Euterpe e Minerva, a colare a picco non lontano da quelle stesse acque. La corazzata Roma, il giorno dopo l’armistizio, il 9 settembre 1943, fu invece attaccata e affondata nel Golfo dell’Asinara, dove ancora oggi giace a 1.200 metri di profondità, da una squadriglia aerea della Luftwaffe. Il corpo dei Granatieri di Sardegna, al contrario della Brigata Sassari, non è mai stato costituito su basi esclusivamente regionalistiche. Il destino ha voluto che la tragedia del Crispi sia avvenuta il giorno dopo la sua fondazione, il 18 aprile, a Torino. I Granatieri sono ancora adesso un corpo di fanteria dell'esercito. Discendono dall'antico Reggimento delle guardie, creato nel 1659 dal Duca Carlo Emanuele II. Oggi costituiscono una brigata tra le più impegnate delle forse armate italiane. 5 agosto 1943, al momento di partire da Algeri, base dei sommergibili della 8a Flottiglia, per svolgere una missione nel Tirreno, il Saracen (tenente di vascello Michael Geoffrey Rawson Lumby) ricevette l’ordine di finire con il cannone il piroscafo britannico Fort Lamontee, in fiamme all’entrata del porto assieme al cacciatorpediniere Arrow. Quest'ultimo, trovandosi vicino al Fort Lamontee, riportò danni irreparabili per l'esplosione del carico degli esplosivi che si trovavano nelle stive della nave mercantile. Successivamente, a distanza di quattro mesi il 7 agosto fu colpito anche esso dalla stessa sorte del Crispi .Il Saracen salpò da Algeri per operare al largo di Bastia. Alle ore 00.15 del 14 la corvetta italiana Minerva
(tenente di vascello Mario Baroglio), uscita dal porto assieme alla corvetta Euterpe (tenente di vascello Antonio March) per ricercare un sommergibile segnalato nella zona alle 08.00 del 13, a 0,6 miglia per 116° dall’ingresso del porto di Bastia. La Minerva localizzò con l’ecogoniometro il Saracen e lo attaccò lanciando quaranta bombe di profondità, ripartite in cinque salve. Il sommergibile, gravemente danneggiato, alle 00.59 venne a galla, e l’equipaggio si gettò in mare dopo aver preso le misure per l’autoaffondamento. La Minerva, che visto il Saracen venire in superficie aveva aperto il fuoco a scopo intimidatorio con il cannone da 100 mm. e con le mitragliere da 20 mm, recuperò, assieme all’Euterpe, quarantuno uomini dell’equipaggio su un totale di quarantatré, che poi all’arrivo a Bastia furono consegnati alle autorità militari italiane. Tra i superstiti del sommergibile, che affondò in lat. 42°45’N, long. 09°30’E, vi furono anche il comandante Lumby e quattro ufficiali. L’Ing. Guido GAY, piemontese di origine ma svizzero di adozione, ha ricevuto, l’8 Aprile 2018, il conferimento a Cavaliere di Santo Stefano. L’ing. Gay, esperto di “idrobotica” è l’inventore dei sottomarini robotizzati “PLUTO” che nel Giugno 2012, dopo anni di ricerche e tentativi, soltanto con propri finanziamenti e risorse, è riuscito a localizzare il relitto della corazzata ROMA al largo dell’isola dell’Asinara. Innumerevoli i riconoscimenti per questo straordinario ritrovamento anche da parte della Marina Militare. Ricordiamo che la ROMA, una delle più belle ed efficienti “Regie Navi da Battaglia” Italiane affondò in seguito ad una bomba radio guidata di nuovo tipo lanciata da un aereo tedesco il 9 Settembre 1943. Il Museo Marinaro di Chiavari ha dedicato innumerevoli conferenze alla Corazzata ROMA dato che delle 1393 vittime ben tre membri dell’equipaggio erano Chiavaresi, i Marinai Sebastiano Custo, Andrea Descalzi e il Tenente del CEMM Emilio Ruocco. Le disposizioni e le iniziative del Regio Esercito in materia di conservazione di documenti storici cita sia aspetti positivi che negativi , anche varie circolari sulla conservazione permanente di varie categorie di documenti o di interi fondi, quali “il carteggio delle grandi unità e delle intendenze" la circolare 319 del 1921 della Divisione dello Stato Maggiore pubblicata nel “Giornale Militare” e altre, invece, sui periodi di conservazione ossia sulla loro eliminazione sia la conservazione attuata per cinque, dieci, trenta o cinquanta anni non ha alcuna importanza per l' archivio storico : significa semplicemente che quelle carte devono essere distrutte. Ai fini dell’archivio storico, che i documenti siano distrutti dopo un giorno o dopo cinquanta anni non fa alcuna differenza la differenza è soltanto ai fini della gestione corrente, cosa che non riguarda l’archivio storico. Quando leggiamo nella suddetta circolare che debbono essere eliminati i preziosi registri di protocollo e addirittura che “XI "Il carteggio riservato e riservatissimo dovrà in ogni caso essere sempre distrutto”, è chiaro che vengono distrutti i documenti fondamentali per la ricerca.Termini lunghissimi per la consultabilità dei docu- menti riservati e riservatissimi, per esempio il termine di cento anni, che già esiste nella nostra legislazione , ma non si distruggano quei documenti. Questo, per quanto riguarda l’avvenire, perché per quanto riguarda il passato è da supporre che quei documenti sono Gia stati distrutti, in ottemperanza ad un ordine tassativi. Tuttavia, ci sono anche disposizioni in senso contrario, da considerarsi positive.Nella documentazione dell’Ufficio storico si trovano affermazioni sulla conservazione dei registri di protocollo anche nel caso di distruzione dei relativi carteggi e sulla conservazione e invio all’Ufficio storico stesso del carteggio " Segreto" quando non ne fosse necessaria la distruzione per necessità belliche cioè, riteniamo, per evitare che cadesse in mano al nemico.Ancora nel 1941 l' Ufficio Storico dello SMRE dovette però intervenire con circolare 653 rilevando che “direzioni di musei, di archivi e di altre istituzioni il cui obbiettivo e comunicare istruzioni o aggiornamenti al personale Militare. L'ufficio specifico che si occupa della documentazione storica dei militari è il Centro Documentale dell'Esercito (ex Distretti Militari). Per cercare informazioni su un militare, si può fare riferimento alla "Banca Dati dei Caduti e Dispersi della 1ª e 2ª Guerra Mondiale", gestita dal Ministero della Difesa, oppure rivolgersi al Centro Documentale competente in base alla provincia di nascita del militare. Questa ultima informazione speriamo tornerà utile a tutti coloro che hanno perso in quel maledetto 19 Aprile data dell' affondamento persone care e pertanto poter ricostruire con dovizia gli ultimi momenti di vita dei propri cari che hanno comunemente tutti lasciato un saluto con un telegramma riportando tale frase : "Cara moglie, cara madre parto per ignota destinazione dai un bacio ai bambini torno presto".

Commenti