(di Paolo Mesolella) TEANO In questi giorni di inizio agosto, a Teano, ricorre la festa del patrono San Paride e nelle cattedrali cittadine (quella “Ad Fontem e quella in situ) ritornano i fedeli. Le cattedrali infatti sono due e la loro storia e fin troppo nota: quella antica, costruita sulla vecchia fonte e quella moderna, ricostruita in seguito ai bombardamenti del 43. Ma c’è un aspetto di grande interesse e poco conosciuto che riguarda la grande e antica fede della città dei Sidicini: le centinaia di reliquie che la cattedrale conserva sugli altari, come in uno scrigno. Reliquie che la fede assegna ai santi e che qualche incredulo come il Mabillon invece considera spurie. Ma è interessante comunque soffermarsi su una così v forma di devozione. Il primo documento risale al 1603, al tempo della visita apostolica a Teano di mons. Alessandro Riccardi, vescovo di Sessa. Ma fu il vescovo di Teano Giberti durante la sua visita apostolica del 1681, a lasciarci un “catalogo di tutte le reliquie”. Intanto nel 1628, tutte le reliquie erano state riunite in un solo grande reliquiario posto nell’altare di San Urbano. Poi nel 1645 mons. De Rosis fece costruire la cappella di Sant’Anna e S. Filippo Neri e vi fece fare otto nicchie per conservarvi le reliquie. Finché mons del Pozzo non fece costruire il Cappellone detto di San Paride, per conservare il Tesoro delle reliquie. Nei quattro angoli del Cappellone, ancora oggi, vi sono quattro grandi statue: di s. Urbano, san Liborio, Santa Lucia e di Santa Giuliana de Falconeris. E i tre altari dello stesso Cappellone conservano pitture di Francesco de Mura, discepolo del Solimena. Il catalogo che riportiamo è quello di mons. Giordano, vescovo di Teano. Esso è più preciso dei precedenti: del catalogo di mons. Gilbert del 1631 e del catalogo del notaio Silvestro de Nunzio dell’8 novembre 1654. Queste le principali reliquie: il corpo di S. Amasio, secondo vescovo di Teano; il corpo di S. Urbano, terzo vescovo di Teano, le statue in legno dei due santi con reliquie nel petto. La statua in argento di San Paride con la reliquia del santo; un ostensorio di argento che conserva una particella del cranio di san Paride; un ostensorio d’argento a forma di braccio che conserva la mano di San Terenziano (o di S. Reparata). Varie reliquie regalate al tesoro di S. Paride da mons. Giordano e prese “ex Coementerio Priscillae” il 19 dicembre 1749: le reliquie di San Generoso, san Gaudioso, Santa Modestina, S. Coronata, S. Martirio, S. Vittoria, S. Vincenzo, S. Eutropio, S. Giocondina, S. Celestina, S. Pacifico, Martiri. Nella parte inferiore dello stesso altare di San Giuseppe, sono conservati in cristalli le reliquie dei martiri S. Cristofaro, S. Vitale, S. Primo, S. Fortunata, S. Sulpizio. Anche queste provenienti dal cimitero di Priscilla a Roma, furono donate il 31 gennaio 1698 da mons. Gilberti alla cattedrale. Poi vi è la gamba di San Teodoro e quella di Santa Vittoria martire, le reliquie di S. Orsola Vergine e Martire, la costa di S. Lorenzo M. e le reliquie di S. Amico, S. Teodoro, S. Abbondante, S. Vittoria, S. Fortunato, S. Gaudenzio, S. Giustina pervenute in cattedrale il 19 aprile 1755. Nella “parte di sopra, a cornu Evangelii, - scrive il decano Michele Broccoli in “Teano sidicino sacro”, si veggon riposte in nicchia di cristallo le sotto indicate reliquie: di S. Prospero martire, di S. Antonio e San Domenico Abate, Diodato, Liborio, Luciliano, Severino, Silvano e Modesta martiri. In ampolline di vetro vi sono pure reliquie del cranio di S. Amasio e S. Urbano vescovi di questa città, del dito di S. Matteo e S. Marco Apostoli, della costa di S. Giustina di Padova”. A “cornu Epistolae” dell’altare di S. Martino, nella parte superiore, vi sono riposte in ampolle di vetro le reliquie della costa di San Macario, del dito di San Luca evangelista…(…) Più le reliquie di S. Antonio, di S. Cesare, S. Fortunato, di S. Ilario, di S. Costanzo, di S. Benedetta Martiri. Queste ultime furono regalate dal cardinale Farnese a don Giacinto Muzzo di Pietramelara e da questi conservate nella cattedrale il 1 ottobre 1689. Anche mons. Giordano fece dono alla cattedrale di Teano di reliquie provenienti dal cimitero di Priscilla: il braccio di San Fortunato martire, i crani dei santi Simplicio, Faustino, e Benedetto martiri, le gambe dei santi Innocenzo, Diodata, , Vittoria, Luciliano, Pio, Onorato, Benedetto. La coscia di San Prospero Martire. Presso lo stesso altare di san Martino c’era la statua in legno di Santa Reparata nella cui testa vi era una porzione del suo cranio. Si legge ancora nel libro del Broccoli: “Dalla parte superiore dell’altare di San Martino vi sono i deposito dei corpi di San Giuliano Martire in Siria, di Santa Albina Vergine e martire a Formia, oggi Mola di Gaeta. Queste reliquie furono donate a Teano dal Vescovo De Rosis. Altre reliquie invece, furono donate al tesoro dal vescovo Giordani e sono quelle di Santa Bonosa, S. Entropia, San Teodoro,, S. Marziale, S. Urbano, S. Crescenzo, S. Sempliciano e Santa Revocata, provenienti dal Cimitero di san Callisto a Roma il 4 gennaio 1750.
Teano, il patrono San Nicola e la peste del 1656 Nella nicchia che rimane a “cornu epistulae” dell’altare di san Paride, c’era la statua di San Nicola vescovo di Mira. Il busto è di bronzo dorato, il capo d’argento. E’ un dono che fece a Teano Elena Aldombrandino, Duchessa di Mondragone e Principessa di Teano durante la peste del 1656. In quel frangente, il 2 giugno 1656, i teanesi elessero in pubblico parlamento per loro patrono San Nicola. La principessa, tutrice del Principe di Stigliano che con tutta la famiglia abitava a Teano, per incentivare la pietà popolare verso il santo , a proprie spese fece fare una statua per metterla in cattedrale. E stabilì che ogni anno si sarebbe dovuta portare b in processione dal capitolo nella chiesa di San Nicola “papabuono”, volgarmente detta. Sono veramente tante le reliquie che, secondo i cataloghi dei vescovi, sarebbero conservate nel tesoro di San Paride ma già nel 1823, diverse reliquie erano sparite. Scrive Michele Monaco:”Se ne rinvengono non poche mancanti. E precisamente quelle di San Paolo apostolo (!), di S. Stefano Protomartire, di S. Valentino, di S. Zenone, di S. Dionisio, dei SS. Proto e Giacinto, S. Severino, S. Agapito diacono martire; di Santa Caterina, S. Scatulia vergine e martire, di S. Leonardo da Brescia,, della pelle e carne di san Gregorio pontefice, del latte della Beata Vergine, della pietra dove Cristo perdonò i peccati a S. Maddalena del monte Calvario, infine del monte Sinai, dove iddio diede a Mosè la legge del Decalogo”



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