1 Agosto. Oggi si ricorda Sant' Alfonso Maria de' Liguori.

(Maria Grazia Capanna) - Sant'Alfonso Maria de' Liguori nacque a Marianella, presso Napoli, in una villa di famiglia,
il 27 settembre del 1696 da don Giuseppe e donna Anna, Cavalieri dei marchesi d'Avenia. Il padre discendeva da una nobile famiglia, stabilitasi in Napoli, come sembra, quando la città era ancora ducato autonomo. Fra i secc. XIII e XVII i nomi de' Liguori ricorrono variamente negli elenchi della magistratura o alla testa di importanti affari politici. Don Giuseppe seguì la carriera militare e mirò a fare del primogenito Alfonso un perfetto cavaliere, secondo l'uso corrente tra la nobiltà. La sua istruzione umanistica e scientifica fu iniziata e condotta a termine in casa, sotto la guida di scelti maestri ed oltre alle discipline d'obbligo, don Giuseppe volle che il figlio seguisse il disegno, la pittura, l'architettura, la poesia e la musica. Soprattutto la musica: "Tre ore ogni giorno se la doveva divertire in camera Alfonso col maestro..." ed era tale l'impegno preteso che non potendo talvolta assistervi, come soleva, chiudeva dal di fuori l'uscio con chiave lasciandolo con il maestro. Di questa varia cultura giovanile rimangono nella vita di Alfonso alcune espressioni che dimostrano, per lo meno, quale fondo di umanità e di grazia fosse nella sua natura: dipinti ad olio ma con intenti esclusivamente morali, chiese, disegnate in ottimo stile settecentesco, canzoncine e in modo speciale la sua musica. Alcuni dei suoi inni, come il popolarissimo "Tu scendi dalle stelle" rivelano tanta facilità e felicità di presa da consentirci l'esatta idea delle sue capacità artistiche. Tuttavia nel 1708 Alfonso si iscrisse alla facoltà di Diritto dell'università di Napoli, dopo aver superato un esame di abilitazione dinanzi al "Cattedratico di retorica". Il 21 gennaio 1713 conseguì la Laurea in utroque, con dispensa sull'età di vent'anni richiesta dalla relativa prammatica. Un biennio di pratica legale, aprì ad Alfonso le aule dei tribunali. Qualche biografo indugia nella descrizione delle qualità eccellenti del giovane difensore; e, se è vero quel che riferisce uno di essi, P. L. Rispoli (vedi "Vita" , p.I, c.V, 19) che poté consultare l'elenco delle sentenze oggi perduto, dal 1715 al 1723, tutte le cause difese dal valente giovane avvocato furono coronate dal successo. Fino al 1723, anno cruciale. Pendeva una lite, "famigeratissima", tra il granduca di Toscana e Filippo Orsini, duca di Gravina per una somma di circa 600.000 ducati annessa al possesso del feudo di Amatrice , negli Abruzzi. Alfonso difendeva gli Orsini a fu proprio nella loro difesa che egli subì la sua prima sconfitta. "il punto stava in dichiarare se un feudo era nuovo o antico", ossia, e in termini di diritto, si trattava di stabilire se un titolo di accessione ad una proprietà, aggiunto ad un diritto preesistente (in quel caso, il diritto di successione), annullava quest'ultimo e metteva in piedi la nuova accessione come solo titolo valido. Il problema, discusso e non risolto dai giuristi del tempo, era: per gli uni, "qualitas nova facit feudum novum", per gli altri, "qualitas nova non facit feudum novum". Alfonso sosteneva la seconda posizione, favorevole agli Orsini. La via naturale, dato il dubbio, sembrava quella di una transazione fra le parti che di fatto avvenne due anni dopo, quando la causa fu chiamata in appello a Vienna. Ma a Napoli entrarono in gioco l'influenza politica e le pressioni del Viceré: il cardinale d'Althan, condizioni che spinsero il presidente del tribunale Domenico Caravita ad emettere una sentenza contraria alla difesa di Alfonso.É così l'attività legale di Alfonso fu abbandonata per sempre. In poco più di un mese, l'aria del cavaliere avvocato scompare. Se si da però uno sguardo alle manifestazioni di vita religiosa del primo periodo della sua vita l'amor tenero e appassionato all'Eucarestia, la devozione filiale alla Madonna, i frequenti esercizi spirituali, il proposito, forse trasformato in voto, di vivere celibe, si ha l'impressione che, al di là dell'avvenimento esterno e determinante della scossa subita in tribunale, la sua risoluzione di abbracciare il sacerdozio si manifestò come sviluppo coerente di una spiritualità già molto alta. Fu grande il frutto che operò nelle anime; non si parlava d'altro in tutta Napoli che delle virtù di Alfonso. Da allora la sua operosità si basò sulla predicazione, incessante ed efficacissima estendendosi per un trentennio ed oltre."Le glorie di Maria" è l'opera spirituale che Sant' Alfonso dedica alla Madonna. La prima parte dell'opera mariana si concentra sulla Salve Regina, la preghiera, in cui spiega come Dio ha dato Maria all'umanità come la "Porta del Cielo" e in merito a questa sua idea cita San Bonaventura: «San Bonaventura aggiunge che Maria è detta porta del cielo perché nessuno può entrare in cielo se non passa per Maria, che ne è la porta.»La seconda parte dell'opera affronta le principali feste mariane: l'Immacolata Concezione, la Nascita, la Presentazione al Tempio, l'Annunciazione, la Visitazione, la Purificatione, l'Assunzione, i Dolori di Maria in cui spiega come il suo "martirio prolungato" sia stato maggiore di quello di tutti gli altri martiri. Segue la parte dedicata alle dieci diverse virtù di Maria Santissima; mentre nel quarto capitolo fornisce una raccolta di devozioni mariane, meditazioni e preghiere. Un'appendice è dedicata a difendere il ruolo di Maria come "Mediatrice di tutte le grazie". Alfonso muore all'età di novantuno anni dopo una vita spesa a servizio della salvezza anime. Ricordiamo che Sant'Alfonso è Compatrono di Napoli, incluso nei cinquantadue, numero record, dei Santi Patroni di Napoli. Maria Grazia Capanna

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