Caserta. Oggi, nel 1880, nasceva Giuseppe Moscati. Caserta ne conserva le ricette all'Università Vanvitelli

(Paolo Mesolella) CASERTA. Oggi, 25 luglio nel 1880 nasceva Giuseppe Moscsti, il medico Santo. Oggi è d'obbligo per i Napoletani (e non solo per loro)
fare una visita alla Chiesa del Gesù Nuovo per rendere omaggio alla tomba del Medico dei poveri diventato santo. Lo si trova appena entrati in chiesa, nella navata destra, in una statua in bronzo, con camice e stetoscopio al collo, che porge le sue mani ormai diventate lisce e levigate per le tante carezze ricevute dai fedeli Ma non solo Napoli oggi ricorda Moscati, lo dovrebbe fare anche Caserta, perché l'Università Vanvitelli conserva numerose sue ricette. Doveva essere intitolata a San Giuseppe Moscati, il medico santo, l'Università di Caserta. Poi invece, per motivi più propriamente casertani è stata intitolata a Luigi Vanvitelli. L’architetto che ha costruito la Reggia di Caserta. Ma la tentazione era forte. Ormai lo volevano tutti e a Caserta erano arrivate le sue ricette, esposte in vetri come delle reliquie. Le sue ricette, esposte nel Museo delle Arti Sanitarie dell’Università Vanvitelli, testimoniano vicinanza ai pazienti e profonda umanità. Lontane anni luce dal carattere essenziale e tecnicistico cui ci ha abituato la medicina, le prescrizioni finemente firmate da Moscati, riflettono una commovente comunione creaturale con gli ammalati. Non solo farmaci ma dialogo, rassicurazione, partecipazione. Come dice Giovanni Paolo II nell’omelia pronunciata il 25 ottobre 1987, in occasione della canonizzazione, il medico dei poveri «per indole e vocazione fu innanzitutto e soprattutto il medico che cura. Il dolore di chi è malato giungeva a lui come il grido di un fratello». È questa vicinanza piena di grazia a renderlo ancora oggi popolarissimo tra gli studenti di medicina che lo considerano un modello. Al punto che quando nel 2016 si decide il nome dell’ateneo campano (sede a Caserta), fanno mail bombing in favore di Moscati. A spuntarla è Luigi Vanvitelli, l’architetto della Reggia, ma per i futuri medici il vincitore morale è il medico santoE i ragazzi che superano l’impervio test di ammissione vanno a ringraziarlo nella chiesa del Gesù Nuovo di Napoli, dove sono conservate le reliquie ed è persino ricostruito il suo studio. Una miriade di ex voto copre per intero le pareti Giuseppe Moscati è il medico napoletano diventato celebre per la sua assoluta e incondizionata dedizione alla cura degli ultimi. Oltre che per il carattere fulmineo delle sue diagnosi, sempre esatte. Un esempio per tutti, il caso di Enrico Caruso tornato a Napoli nel giugno del 1921 dagli States dove è stato mal curato per una pleurite. Moscati coglie al volo che si tratta di un ascesso subfrenico tra diaframma e reni. Ma ormai è troppo tardi. E il professore prega insieme al grande tenore finché la voce divina si spegne. Primario all’Ospedale degli Incurabili, ricercatore di fama, è oggetto di una autentica venerazione. Cura gratuitamente i diseredati e spesso li assiste anche sul piano economico. Molti lo considerano un antesignano di quella terapia personalizzata che oggi è un paradigma della nuova medicina.

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